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Dossier Federalismo Welfare locale/sanità

18 Ottobre 2010

Politiche sociali e federalismo

La riforma del federalismo fiscale è nella fase di attuazione. La tempistica prevista dalla legge per il compimento dell’assetto federale del Paese prefigura un periodo di 7 anni, di cui 2 per l’attuazione e 5 di regime transitorio. Dopo la cornice, il contenuto del federalismo: i decreti delegati.

E soprattutto i costi standard, il dato più atteso che identifica il costo del servizio erogato in condizioni di efficienza che deve assicurare il totale finanziamento -anche attraverso le risorse da perequare- delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali previsti dall’art.117 Cost.

Assistenza, sanità, istruzione e trasporti saranno finanziati non più in base alla spesa storica- che riflette sia i fabbisogni reali che vere e proprie inefficienze- ma al costo standard dei livelli essenziali previsti.

Federalismo significa costi standard, ma anche-e soprattutto-livelli essenziali delle prestazioni. E per le politiche sociali, a differenza della sanità, le prestazioni da garantire a livello nazionale a tutti i cittadini-tipologia di servizi e interventi- devono ancora essere definite puntualmente a livello di legislazione statale. Il quadro dei diritti civili e sociali risulta ancora incerto, mentre il secondo decreto legislativo della delega sul federalismo fiscale ha individuato la metodologia per la determinazione dei fabbisogni standard di Comuni, Province e Città metropolitane. Sarà la SOSE, società pubblica che si occupa degli studi di settore, ad individuare i fabbisogni standard per ciascuna funzione fondamentale - tra cui le funzioni del settore sociale- tenendo conto di una serie di variabili che consentono di valutare le diverse specificità locali.

Attualmente, il settore dell’assistenza ha una spesa molto bassa e disomogenea, caratterizzata da una frammentazione degli interventi statali. La spesa sociale tra le Regioni risulta largamente differenziata e la stessa quota riservata alle Regioni dal Fondo delle politiche sociali è in costante diminuzione.

La manovra correttiva 2011-2012 con i tagli ai trasferimenti e l’inasprimento del Patto di stabilità va ad incidere sull’autonomia finanziaria di Comuni, Province e Regioni, per altro già pesantemente compromessa dalla precedente finanziaria triennale. E gli effetti sullo sviluppo delle politiche sociali potrebbero condurre ad un ridimensionamento del sistema di welfare o aumento delle tariffe dei servizi pubblici.

Nell’offerta dei servizi essenziali e servizi fondamentali dei Comuni il quadro italiano è fortemente differenziato: per l’offerta di posti negli asili nidi si passa dall’1,8%-su 100 bambini da 0 a 3 anni- in Campania, al 27,7% dell’Emilia Romagna; per l’assistenza domiciliare dallo 0,9%della Sicilia al 7,3% del Friuli.

Il livello quantitativo e qualitativo in cui si posizionerà l’offerta dei servizi essenziali è questione cruciale. Dal contemperamento tra le esigenze di equilibrio dei conti pubblici ed efficacia della spesa e quelle di convergenza nell’offerta dei servizi essenziali scaturirà il livello di garanzia dei diritti civili e sociali nel nostro Paese.

E il dibattito deve essere il più ampio possibile proprio perché investe i diritti fondamentali dei cittadini e il modello di società che vogliamo costruire. Ma le norme sul federalismo e la lettura della Costituzione sono chiare a tal proposito: dal patto di convergenza della legge 42 verso i costi standard e i livelli essenziali dei servizi ai valori di solidarietà, uguaglianza tra le persone, unità nazionale. La questione ha notevole rilevanza politica in relazione alle differenze strutturali tra Nord e Sud del Paese perché anche il federalismo potrà dirsi realmente compiuto solo se sapremo rifondare l’unità italiana comprendendo le ragioni del Nord cercando di legarle con quelle del Sud.