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Province Riforma PA

10 Aprile 2017

Province, i limiti della riforma

L'esito del referendum del 4 dicembre non può far ignorare che è ancora più urgente una seria riflessione sulla fase nuova che si è aperta per il sistema delle autonomie locali, e che è molto di più necessario ora mettere mano ad una piena attuazione della riforma introdotta con la legge 56 del 2014 (legge Delrio), a coronamento di un lungo percorso iniziato fin dal 1990 con la legge 142. A Costituzione invariata occorre perseverare nel processo di modernizzazione e razionalizzazione del sistema delle autonomie avendo come orizzonte l'obiettivo di garantire ai cittadini servizi, tradizionali e nuovi, indotti dagli sviluppi di una società sempre più complessa e dinamica, utili, efficienti e a costi contenuti. Né va dimenticato che in Europa le trasformazioni nei governi locali messe in campo da tanti governi europei ci rendono ancora più vulnerabili sul fronte dei vincoli di bilancio.

Occorre quindi superare i contraccolpi del referendum e del pari mantenere aperta ed attuale la visione di nuovi rapporti tra Stato centrale ed autonomie locali, tra Regioni e governo locale, che eviti arretramenti rispetto alle acquisizioni raggiunte con la legge Delrio.

La Lega delle Autonomie ha lanciato un'iniziativa nazionale per riprendere il dibattito sulla nuova fase per le riforme del sistema delle autonomie, indicando alcune importanti tematiche intorno alle quali riflettere e provare a fornire risposte indispensabili, pena la crisi strutturale del sistema con conseguenze inimmaginabili sull'erogazione dei servizi locali e la vita quotidiana dei cittadini.

Province: il governo di area vasta passa per l'implementazione del ruolo e degli assetti delle Province che, ricordiamo hanno funzioni importanti, tra l'altro, per le scuole e le strade; e per il completamento dell'ordinamento delle città metropolitane. L'incertezza ha indotto diverse Regioni a legiferare in questa materia con impostazioni e orientamenti diversificati La Regione Toscana assume direttamente a livello regionale il complesso delle funzioni provinciali mentre il Veneto intende mantenere in capo alle Province un ruolo gestionale rilevante, Emilia Romagna Lombardia e Piemonte hanno idea di una dimensione più ampia dell'area vasta aggregando più territori provinciali. La Regione Campania ha definito i Sistemi territoriali di sviluppo (Sts), territori contigui e omogenei intorno ai quali si potrà riflettere per la nuova governance di area vasta. Vi è poi il tema del mancato completamento della riforma delle città metropolitane: elezione diretta degli organi di governo e articolazione del comune capoluogo in comuni urbani e/o municipalità dotate di significativi poteri decisionali delegati dai Consigli metropolitani.

Livelli intercomunali: La previsione dell'esercizio associato delle funzioni da svolgere come obbligo legislativo non ha trovato molto seguito tra i Comuni. Le continue proroghe legislative della scadenza ha solo generato ulteriore incertezza e risultati poco significativi. Per superare i ritardi si potrebbero fornire strumenti atti a stimolare e incentivare processi volontari da rendere "desiderabili ed attrattivi". Analogamente per le fusioni, un piano straordinario potrà accelerare la svolta che finora è stata contenuta se confrontata con quanto avviene in altri paesi europei. Per la prima volta i comuni italiani sono scesi sotto la soglia degli 8000 (da 8100 si è passati a 7998), un dato poco significativo, ma si è aperta una strada sulla quale insistere. Rilanciare e diffondere la partecipazione. Sul territorio nazionale si sono sviluppate e diffuse molte esperienze di partecipazione di cittadini, gruppi, organizzazioni sociali ed economiche; nuove forme che trovano rispondenza delle diverse tematiche che si vivono nei territori. Lo sforzo è ricondurre ad unità ed utilità queste varie esperienze incanalandole in virtuosi percorsi istituzionali, ripensando anche al ruolo dei Consigli di Circoscrizione e delle municipalità come luogo in cui la partecipazione esprime in forma organizzata il proprio contributo.

Articolo di Giovanni Squame pubblicato da La Repubblica Ed.Napoli