Rispetto al divieto generalizzato di conferimento di incarichi professionali ai titolari di cariche elettive, previsto dal Dl 78/2010, il Dl 50/2017 e la successiva legge di conversione hanno individuato alcune deroghe specifiche per gli enti locali. Mentre da un punto di vista soggettivo i titolari di cariche elettive sono ben individuabili (sindaci, sindaci metropolitani, presidenti di provincia e consiglieri comunali, metropolitani e provinciali), da un punto di vista oggettivo si deve trattare esclusivamente del conferimento di incarichi per prestazioni professionali. 
Dopo le modifiche legislative sulla rimborsabilità delle spese legali agli amministratori assolti in ambito di procedimenti penali, la questione di maggior interesse si è spostata sull'invarianza della spesa. L'orientamento maggioritario dei giudici contabili ha confermato che l'invarianza finanziaria deve essere circoscritta alle sole spese della missione 1 con i «Servizi istituzionali, generali e di gestione». Questa indicazione è stata ribadita anche dalla Corte della Campania (deliberazione n. 102/2019) precisando, inoltre, la necessaria previa regolamentazione per poter aderire ai canoni di legalità, imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa ed evitare anche ogni possibile conflitto di interesse.
La delibera n. 116/2019 della Corte dei conti, sezione di controllo per la Lombardia offre rilevanti spunti interpretativi sulla procedura di dismissione delle partecipazioni ritenute non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. In particolare, i magistrati hanno analizzato gli effetti della liquidazione delle quote sui soci che rimangono proprietari. Si tratta, spiega la delibera, di effetti differenziati a seconda che si proceda direttamente alla liquidazione della partecipazione del socio recedente o meno. 
Responsabilità contabile al sindaco che abbia nominato una posizione organizzativa prima del suo pensionamento. In questo caso il danno erariale è equivalente al totale delle somme maggiorate, pagate sulla pensione del dipendente in quiescenza, fino alla data del rinvio a giudizio. Spetterà, invece, all'Inps attivare le eventuali procedure per la riduzione della pensione futura, data l'attribuzione della maggiorazione stipendiale avvenuta in modo illegittimo e illecito.
Per contrastare i furbetti del cartellino, la specifica (e rilevante) normativa sanzionatoria prevede la quantificazione del danno all'immagine accanto agli aspetti disciplinari della procedura che accelera il licenziamento. La mancanza di proporzionalità del danno all'immagine è questione sulla quale la magistratura contabile ha sollevato la questione di legittimità costituzionale (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 17 ottobre 2018). La Corte dei conti siciliana, invece, nella sentenza n. 213/2019 ha preferito azzerare il danno.
Con nota del 5 ottobre 2018, il Sindaco del Comune di Milano ha rivolto alla Sezione regionale di controllo per la Lombardia una richiesta di parere, ai sensi dell’art. 7, comma 8, della legge 5 giugno 2003, n.131, in merito alla possibilità di destinare al fondo per il lavoro straordinario del personale addetto ai servizi di polizia locale parte dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie previste per le violazioni al Codice della strada ai sensi dell’art. 208 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285. «La quota dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alle violazioni del Codice della strada, che gli enti possono destinare, ai sensi dell’art. 208 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, al “Fondo risorse decentrate” per gli incentivi monetari da corrispondere al personale della polizia locale impegnato in progetti di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e stradale, non può essere utilizzata ad integrazione del fondo per il lavoro straordinario».
Mentre la Commissione Arconet e l'Osservatorio sulla finanza e la contabilità degli enti locali sono giunti finalmente a considerare le operazioni di ricorso al fondo rotativo quali anticipazioni di liquidità, la Corte dei conti della Campania (deliberazione n. 76/2019) ha confermato, invece, la sua natura di mutuo con buona pace per gli enti dissestati e in riequilibrio. 
Il principio della cosiddetta retroattività «debole» rende legittima la disciplina del regolamento degli incentivi tecnici che disponga il pagamento, oltre che per il futuro, anche per le attività svolte prima della sua approvazione. L'inclusione o esclusione dal fondo delle risorse decentrate di questi incentivi (articolo 23, comma 2, del Dlgs 75/2017), tuttavia, dovrà confrontarsi con la normativa vigente all'epoca delle attività espletate divenute remunerabili solo a regolamento approvato. 
La Corte dei conti della Lombardia, con la delibera n. 89/2019. Il testo unico delle società partecipate (Dlgs 175/2016), non ha modificato il codice dei contratti (Dlgs 50/2016), ma ha assunto i criteri di esclusione di questo codice come criteri propri allo scopo di definire le caratteristiche delle società in house, e renderle soggetti che possono ricevere, in presenza delle circostanze prescritte, affidamenti diretti dall'ente socio. 
La presenza di errori di imputazione delle spese per la raccolta e smaltimento dei rifiuti non può essere inclusa nel o negli anni successivi, pena il concorso alle spese di utenti diversi da quelli che avrebbero fruito del servizio. Inoltre, la sottovalutazione delle spese in un dato anno, o in quelli successivi, rappresenta una specifica responsabilità amministrativa a carico di soggetti legati da rapporto di servizio con l'amministrazione che, con condotte commissive o omissive gravemente colpose. 
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