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Finanza territoriale

30 Gennaio 2017

Un restyling per la legge Delrio

Uno degli esiti del referendum del 4 dicembre è quello di tenere in stallo l'area degli Enti locali su questioni di rilievo come quelle del rapporto con lo Stato e le Regioni e dell'ordinamento degli Enti locali stessi, soprattutto alla luce del fatto che la legge 56/2014 (c.d. “legge Delrio”), che da ultimo era intervenuta in materia, era stata esplicitamente pensata come un ponte verso le riforme costituzionali . In assenza di queste, la legge Delrio deve uscire da questa logica transitoria e deve essere rivista in una prospettiva di stabilizzazione, con l'avvertenza che tale stabilizzazione non deve essere scambiata per restaurazione o ritorno ad un impossibile statu quo ante. di Lorenzo Gaiani (Sindaco Cusano Milanino, Vicepresidente Legautonomie nazionale e Presidente Legautonomie Lombardia)

Uno degli esiti del referendum del 4 dicembre è quello di tenere in stallo l'area degli Enti locali su questioni di rilievo come quelle del rapporto con lo Stato e le Regioni e dell'ordinamento degli Enti locali stessi, soprattutto alla luce del fatto che la legge 56/2014 (c.d. “legge Delrio”), che da ultimo era intervenuta in materia, era stata esplicitamente pensata come un ponte verso le riforme costituzionali . In assenza di queste, la legge Delrio deve uscire da questa logica transitoria e deve essere rivista in una prospettiva di stabilizzazione, con l'avvertenza che tale stabilizzazione non deve essere scambiata per restaurazione o ritorno ad un impossibile statu quo ante. Uno dei maggiori effetti del referendum è il mantenimento in Costituzione delle Province: tuttavia non si può negare che questo Ente sia ormai largamente delegittimato, privato di risorse essenziali e ridotto di larga parte dei suoi effettivi che si sono trasferiti in altri Enti. Lo stesso modello di governance attuale, con l'elettorato attivo e passivo ristretto a Sindaci e consiglieri comunali, corrisponde alla nuova mission delle Province come erogatrici di servizi non direttamente al pubblico ma ai Comuni. In questo senso, si possono ipotizzare tre obiettivi fondamentali: 1) la ridefinizione chiara ed inequivoca delle funzioni delle Province, cui corrisponda un adeguato finanziamento da parte dello Stato (o delle Regioni in caso di funzioni delegate) ovvero un meccanismo di finanziamento diretto come nell'ipotesi della tassa aeroportuale; 2) un meccanismo per la coincidenza fra Province ed aree vaste, ossia fusioni di Province su base volontaria finalizzate alla riduzione dei costi 3) l'ipotesi di un riconoscimento anche economico della funzione del Presidente, magari legando il suo emolumento a quello del Sindaco del Comune capoluogo ove le due figure non coincidano. Anche nel caso delle Città metropolitane il problema principale è quello della migliore definizione delle funzioni e di una maggiore certezza nel loro finanziamento, anche qui recuperando la suggestione della tassa aeroportuale. All' interno della legge di revisione della Delrio dovranno anche essere previsti i meccanismi per l'elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitani. Va infatti considerato che alcune Città metropolitane – a partire da Milano - hanno già soddisfatto le condizioni previste per l'attivazione dell'elezione diretta: ora tocca al legislatore nazionale fare la sua parte varando la legge elettorale (che potrebbe essere quella delle Province prevista dal TUEL e in uso fino al 2011). Sul ruolo dei Comuni è esaustivo quanto a suo tempo definito dal TUEL, così come è condivisibile l'elenco delle funzioni che possono essere soggetto di esercizio congiunto a suo tempo fissate dal d.l. sulla cosiddetta “spending review”. Va tuttavia precisata per chiarezza una volta per tutte la scadenza temporale sull'obbligo delle costituzioni di gestioni associate e dei meccanismi di ulteriore agevolazione in termini di finanziamenti e di possibilità di spesa per i Comuni che intendono fondersi.