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24 Gennaio 2017

Gestioni associate e piccoli comuni: la riforma finisce alla Consulta

Dopo una collezione sterminata di proroghe e a sette anni dalla sua nascita, la riforma delle gestioni associate e piccoli Comuni ora finisce all'esame della Corte costituzionale. si tratta della cosiddetta "legge Calderoli", che ha provato a imporre ai quasi 6 mila piccoli Comuni italiani di gestire in forma associata tutte le "funzioni fondamentali", dalla polizia locale all'urbanistica, dalla raccolta dei rifiuti ai servizi sociali, per garantire economie di scala e superare le difficoltà inevitabili quando un Comune con pochi dipendenti deve garantire tutte le attività locali. Il principio imporrebbe a tutti i Comuni sotto i 5 mila abitanti (3 mila se in montagna) di gestire i loro servizi tramite alleanze che abbraccino almeno 10 mila residenti. L'ultimo rinvio è scritto nel Milleproroghe in discussione in questi giorni al Senato, che sposta a fine 2017 la scadenza entro cui dare il via alle "alleanze" fra i Comuni.

A questo punto è arrivato un'ordinanza del Tar Lazio, la n. 1027/2017, che appena depositata accoglie il ricorso di un gruppo di Comuni affiancati dall'Asmel e rimanda tutto il pacchetto alla Corte costituzionale.

Secondo i giudici amminstrativi è scorretta la scelta di intervenire con decreto per modificare gli ordinamenti locali, ricordando che per la stessa ragione la Consulta ha bocciato la riforma delle Province tentata dal Governo Monti (quella che ne dimezzava il numero accorpandole).

Inoltre, l'obbligo di mettersi insieme per gestire il core business comunale mette in discussione l'autonomia dell'ente, che non coinvolgerebbe le popolazioni (come avviene invece quando i Comuni scelgono di fondersi) e per questa via cozza con ben 9 articoli della Costituzioni.

Ora la parola passa alla Consulta.