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19 Ottobre 2015

Alleanza contro la povertà, Misiani: "Serve un cambio di passo delle politiche pubbliche nella lotta alla povertà"

Non un intervento spot e riferito solo ad un segmento della popolazione, ma un Piano organico contro la povertà con l'introduzione progressiva del Reddito di inclusione sociale. Alla vigilia del varo della legge di Stabilità, l'Alleanza contro la povertà, che raccoglie 35 soggetti appartenenti a istituzioni, sindacati e terzo settore, ribadisce l'urgenza di una strategia nazionale. "L'Italia ha subìto un processo di impoverimento drammatico. Prima della crisi - ha affermato Antonio Misiani, responsabile finanza locale Legautonomie e membro della commissione bilancio della Camera dei Deputati - la povertà era una realtà prevalentemente del Sud, degli anziani, delle famiglie numerose e dei disoccupati. In 7 anni i poveri sono più che raddoppiati e la povertà si è diffusa in settori sociali, demografici e territoriali che ne erano relativamente immuni. Il dato forse più sconvolgente è l'esplosione della povertà assoluta tra i lavoratori dipendenti, quintuplicata dal 2007 al 2014. È una rottura con l'esperienza storica italiana, la testimonianza che nemmeno avere un lavoro mette al riparo dalla miseria".  

"Per fronteggiare l'esclusione sociale - ha proseguito Antonio Misiani - le amministrazioni pubbliche nel 2014 hanno stanziato 2,828 miliardi di euro, lo 0,17% del PIL. Sono 689 euro per persona in povertà assoluta. Nel 2007 erano 1.369: la riduzione è del 49,7%.

Alcuni piccoli passi in avanti sono stati fatti, ma l'Italia è l'unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere una misura nazionale contro la povertà. Tra non molto rischiamo di rimanere gli unici, visto che il memorandum che la Grecia ha sottoscritto con la commissione UE, la BCE e il FMI prevede l'introduzione di un reddito minimo.

L'Italia non può reggere a lungo un simile grado di emarginazione sociale. Siamo una pentola a pressione e la pressione è la sfiducia, la disperazione, la rabbia di milioni di persone. Non a caso, metà degli elettori non votano più e un terzo di chi vota sceglie movimenti populisti o antisistema. Non basterà la ripresa per riportare la povertà ai livelli precrisi. I dati occupazionali sono positivi, ma ormai si cade in povertà anche avendo un lavoro. Serve un cambio di passo delle politiche pubbliche. Il tempo è adesso. Serve visione e pragmatismo.

Il governo dovrebbe mettere sulla povertà 800 milioni nel 2016: è un primo passo importante, innanzitutto perché per la prima volta la povertà entra esplicitamente nell'agenda politica del governo. Ma solo un passo, visto che di miliardi a regime ne servono 7 all'anno.

Bisognerà esercitare la massima pressione durante la discussione parlamentare della legge di stabilità. In Parlamento c'è un fronte ampio e trasversale in favore di una misura stabile, strutturale e universalistica contro la povertà. Ma il percorso non sarà facile, perché le resistenze e i dubbi sono altrettanto diffusi".

Antonio Misiani conclude il suo intervento sottolineando che "i soldi, quando c'è una forte volontà politica, si trovano. Sono stati trovati 10 miliardi all'anno permanenti per il bonus 80 euro, verranno trovati altri 5 miliardi per abolire permanentemente la tassazione sulla prima casa, si possono trovare i soldi per il Reis". Inoltre, "i servizi sono una componente fondamentale per evitare di fare dell'assistenzialismo. Bisogna però mettere gli enti locali, a partire dai comuni, nella condizione di poter fare la propria parte. Se noi mettiamo soldi contro la povertà ma poi riduciamo i trasferimenti ai comuni, siamo punto e a capo, perché viene a mancare un pezzo fondamentale del progetto.

Quand'anche non si tagliassero i fondi ai comuni, ci sarà sempre una quota di enti locali che non riuscirà a costruire ed erogare i servizi necessari. Per questo, è indispensabile prevedere nella norma che introdurrà il reddito di inclusione meccanismi efficaci di intervento sostitutivo, che in automatico scattino laddove i comuni non ce la fanno. Se non facciamo questo, continueremo a fare i conti con lo scetticismo di chi ci fa notare che nella fase sperimentale un grande comune come Roma non è nemmeno riuscito a gestire il SIA.

Dobbiamo darci un obiettivo forte e visibile legato alla povertà. A mio giudizio non basta dire: introduciamo il Reis. Dobbiamo imporre nell'agenda un obiettivo - dimezzare la povertà assoluta entro il 2020, per esempio - che abbia la forza evocativa degli obiettivi delle Nazioni unite e dell'Unione europea con l'agenda 2020.

Con la legge di stabilità si aprirà un varco nella lotta contro la povertà. Dovremo lavorare per allargare il più possibile questo varco. Con la necessaria gradualità, ma scrivendo da subito che entro 4-5 anni entrerà a regime una misura strutturale permanente e universalistica di contrasto della povertà. È una scelta di civiltà non più rinviabile. È una battaglia di lunga lena, che possiamo vincere".

All'iniziativa sono intervenuti: Gianni Bottalico, Acli; Cristiano Gori, Università Cattolica del sacro cuore; Maurizio Gardini, Confcooperative; Francesco Soddu, Caritas; Pietro Barbieri, Forum nazionale terzo settore; Vera Lamonica, Cgil; Lorenzo Lusignoli, Cisl; Silvana Roseto, Uil; Rita Visini, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.