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17 Marzo 2015

Riforma Costituzione: ordini del giorno sul "sistema Conferenze"

Il 10 marzo la Camera ha dato il via libera alla riforma della parte II della Costituzione. Ora il testo è all’esame del Senato. In occasione del voto finale a Montecitorio sono stati accolti dal governo tre gruppi di ordini del giorno: il primo relativo alla riforma delle Conferenze, il secondo riguardante l’autonomia differenziata, il terzo (che contiene un solo ordine del giorno) si riferisce al tema della possibile fusione di Regioni.

Il primo ordine del giorno (rientrante nel primo gruppo) è a firma Dorina Bianchi, Gigli, Rosato. Dopo aver riconosciuto che il “sistema delle Conferenze (Stato-Regioni, Stato-Città e autonomie locali e quella Unificata) ha finora svolto un ruolo di fondamentale importanza nei rapporti tra gli enti di cui si compone la Repubblica”. Non solo un ma tale sistema ha assicurato “una cooperazione di tipo organizzativo” che “ha permesso un'effettiva collaborazione tra Stato, Regioni ed enti locali, sia riguardo al processo legislativo in relazione ai criteri di riparto delle competenze legislative previsti dal vigente Titolo V della Costituzione, sia riguardo all'implementazione della legislazione in una prospettiva di leale collaborazione”.

Ma col la riforma della costituzione, scrivono i firmatari, si garantirà “la diretta partecipazione dei rappresentanti degli enti territoriali al procedimento legislativo” e quindi “per il sistema delle Conferenze si apre quindi una nuova stagione di intervento, che troverà la sede propria sul piano delle decisioni consequenziali necessarie per l'implementazione e per l'attuazione delle leggi”.

Per cui “sarà quindi in ogni caso necessario preservare, al di fuori del circuito legislativo cui partecipa esclusivamente il nuovo Senato, una sede di composizione di diverse istanze, in vista dell'interesse generale, per le sole attività di natura amministrativa, tecnica e gestionale”. E in “tale sede dovrà essere regolata secondo un modello che, rispetto a quello attualmente vigente, dovrà essere snellito, reso coerente con la riforma in esame ed ispirato a criteri di trasparenza e pubblicità dei procedimenti che in esso si svolgono; pertanto, in tale contesto, occorrerà un intervento di riforma che mantenga sedi e forme di raccordo per livelli di attività differenti da quelli in cui si esplica la funzione legislativa, che tenga conto anche delle competenze di natura non legislativa attribuite dal disegno di legge in esame al nuovo Senato”.“Le suddette sedi e forme di raccordo dovranno essere disciplinate in modo da assicurare che - per le attività per le quali potrebbe in concreto delinearsi un «doppio binario» per effetto dell'intervento del Senato - vi sia un esercizio coerente di responsabilità politica dei rappresentanti delle istituzioni territoriali, impegna il Governo ad adottare le iniziative necessarie per la riforma del sistema delle Conferenze in conformità a quanto indicato nelle premesse”.Dello stesso gruppo fa parte anche l’ordine del giorno firmato da Paglia, Costantino, Quaranta, secondo i quali “la nuova configurazione dei poteri e delle funzioni del Parlamento e in particolare la nuova composizione del Senato impatta sulla Conferenza Stato- Regioni, il cui ruolo andrà necessariamente ridefinito, al fine di evitare sovrapposizioni istituzionali. Ed il loro ordine del giorno “impegna il Governo a prendere le opportune iniziative al fine di ridefinire il ruolo della Conferenza Stato-Regioni alla luce della riforma del Senato”.

Infine anche l’ordine del giorno a firma Lattuca “impegna il Governo affinché in sede di attuazione del disegno di legge costituzionale in esame siano assunte le iniziative opportune per adeguare il sistema delle conferenza Stato-Regioni alla presenza di una seconda Camera del Parlamento nazionale rappresentativa delle istanze territoriali”. (Regioni.it)