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17 Settembre 2014

Riforme, Legautonomie: proposte per un nuovo patto fra Autonomie locali e Governo

Le autonomie locali sono impegnate da anni, in proporzione assai più rilevante che per altri comparti del settore pubblico e con autoriforme sostanziali, per il risanamento finanziario dello Stato. Oggi siamo di fronte al mancato assolvimento degli impegni assunti dai governi, mentre i vincoli indifferenziati ancora posti alla spesa e soprattutto a quella per investimenti inibiscono le necessarie innovazioni, abbassano il livello di qualità della vita nei territorio, logorano il rapporto fra governi locali e cittadini e sono parte delle cause di depressione economica. La stessa fase di riordino istituzionale avviata dalla legge Delrio non potrà essere adeguatamente gestita dal sistema delle autonomie se non torneremo ad affrontare organicamente il tema del federalismo fiscale, e quindi di una base dell'autonomia finanziaria e fiscale dei comuni che faccia perno soprattutto sull'imposizione immobiliare.

A ciò si aggiungano le incertezze ancora così pesanti dovute alla riforma delle province che impegneranno direttamente i comuni.

Legautonomie propone alcuni obiettivi di valore generale e simbolico per caratterizzare l’azione delle associazioni di rappresentanza delle autonomie locali.

Per l’istituzione del Senato delle Autonomie Locali, che ha visto Legautonomie quale promotrice di una lunga campagna a favore di questa riforma, s’impone e si chiede una riflessione per un migliore equilibrio della rappresentanza, che faccia recuperare peso ai comuni, e perché la nomina dei rappresentanti sia espressa dalle stesse autonomie locali. La fase di attuazione della legge 56/2014 dovrà svolgersi, come sancito dal recente accordo in Conferenza Unificata, tenendo conto delle esigenze di continuità amministrativa, di efficienza e di riduzione dei costi, di semplificazione e razionalizzazione delle procedure.

Occorre inoltre mettere mano ai vincoli imposti dal Patto si stabilità, in occasione dell’approvazione della legge di stabilità, per determinare le azioni necessarie di “spending review”, che deve essere effettuata in primo luogo dagli enti locali stessi e con un occhio di riguardo alla salvaguardia del livelli essenziali delle prestazioni sociali.

E' necessario trasferire allo Stato gli oneri che oggi spettano ai comuni per il mantenimento degli uffici giudiziari con l’abrogazione della legge n. 392 del 1941, corrispondendo tempestivamente i crediti maturati dai Comuni. Spese che oggi entrano addirittura nel computo del Patto di Stabilità.

E' inoltre doveroso portare a compimento la riforma della dirigenza comunale, visti i limiti della legge Madia su questo versante.

Azioni a favore delle “Smart innovative cities” e con il concorso ai fondi dell’Unione Europea fuori dal patto di stabilità, promozione dell’"agenda digitale comunale"; programmazione, progettazione e realizzazione di interventi di efficientamento energetico; realizzazione dei SEAP; organizzazione della partecipazione dei comuni a reti europee di enti locali, per l’accesso alle azioni dell’Unione Europea 2014-2020 e ad azioni specifiche che prevedano partnership con altre città; esercizio delle deleghe trasferite con il superamento delle province per la promozione turistica delle città e per l’organizzazione dell’industria dell’accoglienza.

Si propone, inoltre, di non applicare limitazioni di spesa per l’associazione dei comuni a reti europee di enti locali, funzionali a realizzare le partnership necessarie al concorso alle azioni della UE. Le spese relative le suddette scelte organizzative e associative non dovrebbero rilevare – dovrebbero essere scomputate – ai fini del rispetto dei contingenti previsti.