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26 Giugno 2012

Gioco d’azzardo e Enti locali, Legautonomie: “Occorrono più poteri di regolamentazione ai Comuni"

Nella sala “Peppino Impastato” della Provincia di Roma, si è svolto questa mattina il seminario nazionale organizzato da Legautonomie “La diffusione del gioco d’azzardo nei territori urbani: riflessi sulle competenze amministrative degli enti locali”. Rivolto alle amministrazioni locali, alle associazioni, agli enti e a tutti gli operatori impegnati sugli aspetti socio-assistenziali, amministrativi, giuridici ed economici relativi al gioco d’azzardo, la giornata ha cercato di fare luce sul mondo dei giochi d’alea, con particolare attenzione al ruolo dei sindaci e i loro poteri in campo urbanistico e della sicurezza urbana.  

Sono circa 400 mila gli apparecchi automatici, 14 mila le agenzie di raccolta delle scommesse, senza contare l’offerta di gioco d’azzardo situata presso bar, ristoranti, alberghi e negli uffici postali. Si stima che nel 2012 nelle abitazioni, divenute terminali di sistemi informatici di azzardo on line, si consumeranno oltre 20 miliardi di euro.

Di fronte a questo scenario di crescita vertiginosa e incontrollata – in dieci anni, tra il 2001 e il 2011, la spesa per consumo è balzata da 19,5 miliardi di euro a 79,9 miliardi di euro – i comuni si ritrovano con le mani legate: i comuni che pure devono adottare piani per il commercio, l’artigianato, l’industria e per i servizi, sono deliberatamente esautorati di ogni potestà amministrativa, non hanno alcun potere né d’indirizzo, né regolativo, né ispettivo, pur vedendo ricadere sulle loro responsabilità gran parte degli effetti (sociali, economici, urbanistici, finanziari).

“I comuni hanno pochi poteri nel regolamentare l'impatto dei giochi nel loro territorio, pur sopportandone i costi sociali, in particolare quelli delle cosiddette ‘ludopatie’ – spiega Loreto Del Cimmuto, direttore generale di Legautonomie – Dal gettito del gioco non ricavano nulla, bisognerebbe invece pensare a una forma di compartecipazione: i comuni potrebbero avere una fetta di risorse indietro, i cui ricavi verrebbero stornati per i servizi sociali e la prevenzione delle patologie connesse al gioco d’azzardo”.

“Vi è stato in questi ultimi anni il passaggio da giochi ad alta remuneratività ma a bassa frequenza, come il lotto e il totocalcio – spiega Maurizio Fiasco, sociologo, esperto della Consulta nazionale antiusura e consulente di Legautonomie – a giochi ad altissima diffusione, anche H 24 come i giochi online, e bassa remuneratività. In particolare questo tipo di giochi pur a fronte di un ricavo che solo per quest'anno si aggira sui 30 miliardi di euro, hanno una tassazione che oscilla tra lo 0,6% e lo 0,1%. Giochi cioè a ‘tasse zero”.

“I sindaci devono poter gestire i loro territori – sottolinea Raffaele Colombara, consigliere del comune di Vicenza, che si è duramente battuto in questi anni contro il gioco d’azzardo nel suo comune – la questione urbanistica del territorio è strettamente legata alla potestà urbanistica del sindaco. Gli enti locali devono fare ‘rete’ tra loro, e la giornata di oggi è stata molto importante in questo senso”.