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06 Settembre 2010

I comuni stretti nella morsa dei tagli continuano ad affidare al Terzo settore la gestione dei servizi pubblici

I comuni italiani, stretti nella morsa dei tagli alla spesa e agli organici e costretti ad affrontare un forte incremento della domanda sociale, si rivolgono sempre più di frequente al Terzo settore per la gestione dei servizi sociali. Le regole e i criteri di affidamento risultano ancora incerti e poco trasparenti. Il 15 per cento delle gare sono ancora al "massimo ribasso". Questo in sintesi il quadro che emerge dal “Terzo Rapporto Enti Locali e Terzo Settore” dell’Auser, presentato il 3 marzo a Roma.

In base ai dati rilevati dall’Auser, sono soprattutto i Comuni più grandi per dimensione demografica ad affidare all’esterno la gestione dei servizi sociali e alla persona. I settori d’intervento che assorbono le quote maggiori di risorse destinate all’acquisto di prestazioni sociali, riguardano la gestione degli asili nido, delle strutture residenziali e dei ricoveri per anziani e dell’assistenza domiciliare.
Nel 2009 circa il 51,6% della spesa comunale finalizzata all’assistenza, è stata impiegata dai Comuni per affidare all’esterno, in particolare a favore delle imprese sociali e delle associazioni del territorio, la gestione di interventi e servizi sociali. Questo fenomeno, presenta caratteristiche più marcate nelle aree del Mezzogiorno (circa il 55%); nelle aree del Nord-Ovest si riduce, invece, la quota della spesa per l’acquisto di servizi (49,1%).

Il 15% delle gare sono state indette sulla base del criterio di aggiudicazione al prezzo più basso determinato mediante massimo ribasso sull'elenco delle offerte. Tale prassi è ancora adottata dai Comuni, nonostante che la legge 328/2000 e le norme regionali di settore sollecitino, ormai da anni, le amministrazioni pubbliche ad abbandonarla.
Neanche il 20% dei bandi comunali contiene disposizioni dettagliate per tutelare la sicurezza sul lavoro e in materia di antinfortunistica, relativamente ai dipendenti delle imprese sociali. Nella quasi totalità dei bandi esaminati, inoltre, le amministrazioni locali non hanno applicato gli indirizzi della riforma dell’assistenza per la diffusione delle forme di aggiudicazione cosiddette negoziate, volte cioè a sviluppare – attraverso le formule dell’ “appalto concorso” e della “co-progettazione” - le capacità progettuali dei concorrenti del Terzo Settore.

Solo 8 delle 140 gare pubbliche prevedono, infatti, l’aggiudicazione di servizi sociali sulla base dell’”appalto concorso” (che lascia libertà alle imprese sociali di proporre progetti di ampio respiro per la gestione di una determinata prestazione sociale); inoltre, solo 7 Comuni hanno chiesto a cooperative e associazioni sociali di co-progettare insieme un servizio, attivando, così come prevede anche il “Codice degli appalti” (Dlgs 163/2006) un tavolo di lavoro congiunto, tra ente committente e impresa aggiudicataria, finalizzato a monitorare e a ri-programmare continuamente la gestione dell’intervento sociale. Ad aggiudicarsi la fetta più grossa sono le cooperative sociali, soprattutto nel Nord Ovest (88%). Le associazioni di volontariato risultano affidatarie dei servizi sociali al Sud per il 21% nelle isole per il 23%.