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Legautonomie Finanza territoriale

20 Marzo 2017

Un libro per affrontare il bilancio di previsione 2017

Sergio Marzari, per conto di Legautonomie Toscana, ha prodotto un libro che presenta note per la la redazione e la gestione del bilancio di previsione per l’anno 2017. 

In prima di copertina, nel 30° della scomparsa, abbiamo messo, non a caso, un opera di Andy Warhol intitolata “Vesuvius”, un vulcano inattivo da oltre settant’anni ma sempre pronto a conflagrare così come il nostro Paese dove la gemmazione di un nuovo modello sociale, capace di riattivare il tessuto civico e partecipativo delle molteplici istanze presenti è ancora lenta ad affermarsi. La società infatti è sempre più liquida anche se ha bisogno di nuovi strumenti per navigare e creare comunità per poi veleggiare in mare aperto. Anche per le Autonomie locali il cammino si è fatto difficile per i temi ancora non risolti. Il primo dato che dobbiamo cogliere in questo annuale appuntamento sulla legge finanziaria per il 2017 è comunque quello della forte crisi della rappresentanza: dai partiti ai sindacati alle associazioni, nessuno escluso. Tutto ciò è l’emblema della fine di un’epoca, ma anche il simbolo delle difficoltà in cui si dibatte il nostro sistema democratico. Questa caduta di consenso, presa sociale, fiducia e appeal delle stesse associazioni che rappresentano le Autonomie locali pare portare con sé anche la fine del modello di società e politica sorto alla fine della seconda guerra mondiale, fiorito nel corso degli anni Settanta del secolo scorso e sfiorito lentamente e inesorabilmente nel corso degli ultimi dieci anni. I fattori che sono all’origine della crisi del sistema della rappresentanza sono molteplici. La crisi dei partiti, di cui le associazioni sono state per decenni una delle articolazioni sociali, è certamente il primo degli elementi generatori. Sulla perdita di consenso hanno poi inciso diversi fattori fra cui l’affermarsi sempre più di forme di neo leaderismo mediatico. Questo scollamento ha determinato una riduzione della partecipazione e delle forme di adesione attiva anche nelle rappresentanze delle Autonomie. Quanto accade non è una buona notizia per il nostro sistema poiché, come ben sappiamo, la democrazia, per funzionare ed essere attiva e costruttiva, ha bisogno di casse di compensazione e di mediazione delle tante istanze presenti nella società. La democrazia è infatti equilibrio tra le spinte e i bisogni differenti; è esercizio della responsabilità politica di tutti i cittadini mediante la partecipazione ai processi decisionali. Per questo anche le associazioni che rappresentano le autonomie locali, nel processo irreversibile di fusione già iniziato, oggi più di ieri, restano centrali per un sistema democratico: in primis perché sono la “cura” democratica alle tendenze neoplebiscitarie che aleggiano in Italia come in Europa. Quanto alla legge di bilancio 2017 potremmo dire che è una buona manovra anche se in molti dei suoi aspetti è ancora da completare. Buona in quanto espansiva, incentrata sul rilancio degli investimenti pubblici e privati ma anche per le misure contenute in materia di finanza locale. Incompiuta per i nodi rimasti aperti poiché il referendum e la successiva crisi di governo hanno impedito al Senato di recepire nel testo approvato dalla Camera una serie di scelte migliorative sulle quali c’era già un accordo tra il governo e le rappresentanze degli Enti Locali. La prima nota positiva è che quest’anno la legge di Bilancio consolida la svolta maturata gli scorsi anni. Nel 2017, per il secondo anno consecutivo, le aliquote comunali vengono bloccate ma i trasferimenti non vengono toccati. Oltre a ciò sono state stanziate importanti risorse aggiuntive per il comparto degli enti territoriali. Si tratta del fondo di 970 milioni annui che dovrebbe andare ad annullare il taglio previsto per le province e le città metropolitane e del fondo di quasi 2 miliardi di euro valido solo per il saldo netto da finanziare con il quale verrà ridotta una parte dei tagli alle regioni e verranno regolate alcune finanziarie ancora aperte con i comuni tra cui la compensazione Imu-Tasi. La ripartizione di questi due fondi sarà affidata a un decreto. Il secondo elemento di svolta, consolidato dalla legge di bilancio, è la sostituzione del Patto di stabilità con il pareggio di bilancio. A seguito delle modifiche che la legge 164 dello scorso anno ha apportato alla 243 del 2012, la legge di bilancio ha chiuso il cerchio portando a regime il meccanismo del pareggio. Nel triennio 2017/2019 il fondo pluriennale vincolato concorrerà al pareggio di bilancio al netto dell’indebitamento. Dal 2020, invece, concorrerà tutto il Fondo pluriennale vincolato finanziato dalle entrate finali. Una norma-ponte consentirà successivamente di accantonare nel Fondo pluriennale vincolato 2016 le risorse del Fpv 2015 non ancora impegnate ( a condizione che gli Enti abbiano approvato il preventivo entro il mese di gennaio). La legge di bilancio interviene anche sulle sanzioni per chi non rispetta il pareggio. Nell’insieme si ripropongono quelle già previste per il Patto di stabilità ma con un recupero triennale dello sforamento. Se quest’ultimo è inferiore al 3% delle entrate finali le sanzioni vengono attenuate. Chi dunque rispetterà il pareggio si vedrà assegnare le risorse incassate dagli enti inadempienti. Chi invece rispetta il pareggio lasciando spazi inutilizzati inferiori all’uno per cento delle entrate finali, avrà un ulteriore bonus: l’innalzamento al 75% del limite al turnover, attualmente fissato al 25% per i comuni con più di 10 mila abitanti. Terzo punto: gli investimenti. Vengono previsti spazi finanziari per gli Enti locali (700 milioni, di cui 300 milioni per l’edilizia scolastica) e le Regioni ( 500 milioni). L’obiettivo è quello di favorire le spese in conto capitale degli enti virtuosi, con basso fondo crediti di dubbia esigibilità e rimborso prestiti, dando priorità ai comuni con meno di mille abitanti e a quelli istituiti a seguito di fusione. Due scadenze vengono rinviate: quella di deliberazione dei bilanci di previsione ( a fine febbraio) e quella della nota di aggiornamento al Dup ( a fine Dicembre). Cambieranno invece, dal 2018, le modalità di utilizzo delle concessioni edilizie. Si completa, infine, il percorso di progressiva applicazione della capacità fiscale e dei fabbisogni standard per la ripartizione del fondo di solidarietà comunale, dal 40% previsto per il 2017 fino al 100% programmato dal 2021 in avanti. Questo il quadro, a grandi linee. Per completezza bisogna aggiungere alcune misure previste dal decreto legge 193 del 2016, collegato alla legge di bilancio: la proroga a giugno della possibilità di avvalersi del soggetto preposto alla riscossione nazionale, il contributo fino a 500 euro per ogni richiedente asilo per i comuni impegnati nell’accoglienza, la proroga al 2019 dell’attribuzione ai comuni che collaborano con l’agenzia delle entrate del 100% dell’evasione recuperata. Toccherà in seguito con un decreto legge affrontare le questioni rimaste ancora aperte. La più importante, come già abbiamo scritto, è il finanziamento delle funzioni fondamentali delle province, rimaste in piedi a seguito del referendum costituzionale e delle città metropolitane. Poi vi sono altre questioni più di prospettiva da affrontare: dalla revisione della riforma Delrio e dell’obbligo di gestione associata delle funzioni comunali fino al ripensamento dell’autonomia finanziaria dei comuni. Un compito non facile che interesserà gli attori della prossima legislatura.

Dott. Silvano Granchi, Direttore di Legautonomie Toscana

On. Antonio Misiani, Commissione bilancio della Camera dei Deputati e

membro della Presidenza di Legautonomie