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Comuni

29 Settembre 2017

Finalmente ecco la legge sui piccoli comuni

È legge. Con 205 voti a favore e nessun contrario. Il provvedimento “Salva borghi” ha ottenuto finalmente il via libera a Palazzo Madama dopo l’ok già ottenuto a Montecitorio. Scopo della legge, naturalmente, è favorire e promuovere lo sviluppo sostenibile economico, sociale, ambientale e culturale, promuovere l’equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza nei piccoli comuni, incentivare la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, rurale, storico, culturale e architettonico. Il ddl punta anche all’adozione di misure a favore dei cittadini che vi risiedono e delle attività produttive, contro lo spopolamento e per incentivare l’arrivo dei turisti. Per piccoli comuni si intendono i centri con residenti fino a 5.000 abitanti ma anche i comuni istituiti con la fusione tra centri che hanno, ognuno, popolazione fino a 5.000 abitanti.  La legge definisce anche altri parametri per beneficiare dei finanziamenti destinati ai «piccoli» (devono essere comuni collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico; comuni caratterizzati da marcata arretratezza economica; comuni nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto al censimento generale della popolazione effettuato nel 1981; comuni caratterizzati da condizioni di disagio insediativo, sulla base di specifici parametri definiti in base all’indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all’indice di ruralità, ad esempio). In quest’ottica, un grosso risalto è stato dato anche alla banda ultra larga e alle reti: al fondo, infatti, è collegato il Piano nazionale di riqualificazione dei piccoli Comuni che andrà approvato entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge e che prevede lo sprint al recupero dei centri storici, degli edifici abbandonati, pubblici e non, dei beni artistici e librari, nonché la possibilità di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo, la realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici e di mobilità dolce, la facoltà di acquisire binari dismessi e non recuperabili all’esercizio ferroviario, da utilizzare come piste ciclabili. Ma c’è ancora di più. Si stabilisce per esempio che i progetti informatici dei piccoli Comuni hanno la precedenza nell’accesso ai finanziamenti pubblici previsti per la realizzazione dei programmi di egovernment. In particolare si punterà a incentivare i collegamenti telematici nei centri multifunzionali per servizi in materia ambientale, sociale, energetica, postale, artigianale, turistica, commerciale, compresi quelli che usano sistemi a banda larga e senza fili. “Finalmente, con l’approvazione di questo provvedimento, l’Italia dei piccoli centri ottiene il riconoscimento che merita. E’ una parte del Paese importante, copre più di metà del territorio e vi abitano oltre 10 milioni di persone. Soffre lo spopolamento demografico e rischia la desertificazione produttiva, ma ha grandi potenzialità di crescita” ha detto l’On. Antonio Misiani, membro dell’Ufficio dell’Ufficio di Presidenza di Legautonomie, ha commentato così approvata ieri in Senato. Leggi l’intervista a Misiani su bergamonews.it