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Filippeschi BUL Banda Ultra larga Crescita Digitale in Comune

26 Aprile 2018

Filippeschi: "Comuni fondamentali per il successo del Piano Banda Ultralarga. Così si avvicinano i territori"

Il nostro paese è rimasto senza una rete pubblica per almeno 20 anni. Gli accordi siglati dal Governo e dalle regioni nel 2015 hanno permesso in poco tempo di avviare il Piano BUL per dotare tutto il Paese, entro il 2020, di una rete moderna e ultraveloce, facendo compiere finalmente all'Italia il passaggio dalla banda larga alla banda ultralarga. Solo nel 2014 eravamo penultimi in Europa sul fronte della connettività e avevamo una previsione di investimenti privati largamente insufficienti per raggiungere gli obiettivi fissati dell’Agenda Europea 2020 e per garantire a cittadini e imprese infrastrutture adeguate. In coerenza con l'Agenda Europea 2020, l'Italia ha approvato la Strategia Italiana per la banda ultralarga, con l'obiettivo di coprire entro tale anno l’85% della popolazione con infrastrutture in grado di veicolare servizi a velocità pari e superiori a 100Mbps e garantire allo stesso tempo a tutti i cittadini l’accesso alla rete internet ad almeno 30Mbps. 

E' una sfida ambiziosa quanto necessaria, perché se è vero che il mercato deve fare il mercato è anche vero che lo Stato deve fare lo Stato, e il nostro ritardo in Europa sul fronte della connettività non era più sostenibile. Portare la banda ultralarga in tutto il Paese creando una rete pubblica significa garantire parità di condizioni a tutti, operatori e cittadini, città e campagne, al Nord come al Sud, ai giovani e ai più anziani.

Con il Piano BUL sono state stanziate risorse importanti e fatte consultazioni pubbliche per portare la fibra ottica e la connessione ultraveloce nelle tante aree del Paese a fallimento di mercato, le cosiddette aree bianche, quelle cioè non coperte dagli operatori privati perché poco o per nulla redditizie, ma che interessano circa 13 milioni di cittadini, più di 8 milioni di unità immobiliari e riguardano circa 7.700 comuni in tutto il Paese. E' di una settimana fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del terzo e ultimo bando di gara per la costruzione della rete pubblica per la banda ultralarga, che interesserà le ultime tre regioni rimaste: Sardegna, Puglia e Calabria.

In quest’ottica è nato “Crescita Digitale in Comune”, il progetto di Legautonomie selezionato dal MiSE, che, con il supporto operativo di Ancitel e Leganet, promuovendo una campagna di comunicazione e informazione, intende favorire l’infrastrutturazione fisica del paese, cioè la costruzione del mezzo fisico che veicola le informazioni ad altissime velocità e capacità. Il nostro progetto si propone di favorire un più veloce, fluido e capillare contatto tra centro e periferia consentendo al Ministero di raggiungere in modo mirato e con efficacia i circa 7.700 Comuni dei cluster C e D individuati dalla Strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale.

Nella sanità come nella scuola e nel manifatturiero, che non è concentrato in poche aree ma diffuso in tutto il Paese, anche in molte aree bianche, la pubblica amministrazione deve essere in grado di raggiungere tutti i cittadini e le imprese; gli stessi luoghi del turismo e della cultura, così numerosi e diffusi, non hanno a disposizione una connettività adeguata. Attraverso azioni mirate di formazione, informazione e assistenza amministrativa il progetto ha quindi l’obiettivo di rendere questi comuni pienamente partecipi della transizione verso uno scenario di piena digitalizzazione del Sistema Paese, e capaci di crescere coinvolgendo dal basso il maggior numero possibile di cittadini e imprese.

I comuni sono e devono quindi essere parte attiva e sensibile di un obiettivo destinato a superare un gap che riguarda le grandi scelte infrastrutturali del paese.

Legautonomie svolge un ruolo di facilitatore, di formazione e informazione, di promozione dell’efficienza amministrativa, di raccordo con i comuni nel sostenere la consapevolezza della partita in gioco. E' una sfida per i comuni e per i primi cittadini chiamati a realizzare un progetto che prevede un piano d’azione chiaro e definito che, a partire dalla semplificazione del quadro normativo, è teso a realizzare azioni integrate di informazione e comunicazione, di rafforzamento della capacità amministrativa della pubblica amministrazione locale e di sviluppo della domanda pubblica di servizi di connettività ultra veloce, il tutto connettendosi con altri importanti progetti di ammodernamento ed efficientamento del nostro sistema paese: penso alla realizzazione del SINFI, il catasto nazionale delle infrastrutture, che rappresenta una novità importante del Piano nazionale banda ultralarga, destinato a raccogliere tutte le informazioni relative alle infrastrutture presenti sul territorio, nel sottosuolo e nel sopra suolo e a consentire una riduzione dei tempi e dei costi di posa della fibra ottica.

Esistono ancora criticità legate sia alla scarsa conoscenza dei piani di intervento degli operatori che alla scarsa omogeneità di procedure e i tempi della burocrazia per la concessione delle autorizzazioni sono spesso troppo lunghi. I comuni devono lavorare in questo senso da un lato accelerando i tempi dei permessi per la posa dei cavi e, dall’altro, facendo viaggiare sulla fibra servizi per cittadini e imprese, anche con formazione di personale qualificato all'interno della PA.

I comuni sono chiamati oggi ad affrontare un arduo compito, ma la semplificazione delle procedure che riguardano la realizzazione dei lavori legati alla messa in opera della fibra è un compito che tutti gli attori istituzionali devono affrontare - penso alle autorizzazioni da parte di enti esterni da cui dipendono i comuni, il cui parere è necessario sul piano dei vincoli di tipo paesaggistico, archeologico ed idrogeologico. Con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti e grazie alla sensibilità dei sindaci e degli amministratori locali sono sicuro che il nostro paese vincerà questa sfida.

 

* di Marco Filippeschi, presidente Legautonomie