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25 Maggio 2018

Banda ultra larga, serve una visione strategica condivisa

di Moreno Gentili* E’ stato diffuso in questi  giorni  l’indicatore annuale della Commissione europea sul livello di attuazione dell’Agenda digitale in tutti gli stati membri, “DESI” (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società).

La fotografia che si presenta è  simile a quella dello scorso anno: una comunità europea sostanzialmente ferma sugli stessi dati, e  che fatica a crescere sul digitale in un’ottica di sistema.

Le politiche europee attivate dalla Commissione,  a partire dall’agenda digitale, e declinati in ogni stato non riescono a far emergere quel auspicato mercato  unico digitale che dovrebbe consentire alla UE di competere con i Paesi più avanzati delle altre regioni  del mondo. Forse, oltre ad attualizzare le iniziative in corso si dovrebbe riflettere anche sull’introduzione di alcuni nuovi interventi strutturali.

Il quadro generale rappresenta un’Europa a due velocità dove i punteggi più alti continuano ad essere assegnati ai paesi del nord Europa e all’Olanda, che si collocano anche tra i paesi leader nell’area del digitale. Dal rapporto l’Irlanda, Cipro e la Spagna rappresentano i paesi che hanno dato delle buone performance nel 2017, recuperando molte posizioni negli indicatori previsti nel DESI.  L’indice di quest’anno registra ancora  una certa difficoltà del gruppo dei paesi al di sotto della media europea a recuperare posizioni.  Segno evidente anche di una certa incapacità complessiva del sistema Europa a costruire una politica sul digitale capace di integrare tutti i paesi membri all’interno di un unica strategia complessiva.

L’Italia si posiziona ancora nelle ultime posizioni, al 25° posto fra i 28 paesi nell’attuazione dell’Agenda digitale, continuando a registrare un trend negativo in tutte le annualità dell’indice DESI.

Nell’ultimo anno e  in quello in corso va comunque registrato un significativo miglioramento nell’area della connettività e dei servizi pubblici digitali, grazie all’Open Data, alle reti NGA e alla sperimentazione del 5G. (passando dalla  23° alla 13° posizione).

Grazie all’impegno dell’ultimo governo è in corso di attuazione il Piano nazionale per la Banda Ultra Larga che prevede la realizzazione di una rete pubblica in fibra ottica in tutte le aree a fallimento di mercato, portando  entro il 2020, la connessione a 100Mbit all’85% della popolazione, oltre a tutte le sedi  pubbliche e ai poli industriali, e almeno 30Mbit al rimanente 15% dei cittadini. L’Italia è anche protagonista nella sperimentazione del 5G avendo individuato 5 città anziché una come indicato dall’unione europea, Milano Bari, Prato, L’Aquila e Matera.

Le note dolenti si registrano in tutti gli altri indicatori del rapporto.

Sul fronte del capitale umano e delle competenze digitali, leve strategiche per il passaggio alla società  dell’informazione, l’Italia ha un punteggio di 40.8 a fronte di una media europea di 56,5 e con la Danimarca al 70.4. Non si cresce nell’uso di internet, nelle competenze informatiche di base, nel numero di specialisti in ICT e in laureati.

L’insufficiente livello di cultura digitale di base costituisce un preoccupante fattore di esclusione sociale perché preclude l’accesso ai nuovi lavori e costituisce grave pregiudizio all’esercizio dei diritti impedendo il dialogo diretto con la PA, escludendo così dalla cittadinanza digitale. Nonostante il Piano Nazionale Scuola Digitale e altre iniziative come “Crescere digitale” per giovani inoccupati, o il progetto “Competenze digitali per la PA”, l’Italia fatica a colmare il gap che la divide dai migliori paesi europei.

Si rende sempre più necessaria una strategia globale dedicata alle competenze digitali, lacuna che penalizza anche settori della popolazione più fragili come gli anziani e le persone inattive che non usufruiscono di iniziative dedicate. Su questo tema va riconosciuto l’impegno che moltissime amministrazioni locali stanno dedicando alla alfabetizzazione digitale dei cittadini.

Nell’area dei servizi pubblici digitali l’Italia rimane al 19 posto. Come detto in precedenza si registra un miglioramento relativo all’Open Data, che ci  colloca all’ 11° posto, ma nelle altre aree come nell’eGovernment per i cittadini e le imprese il nostro paese segna il passo. 

Per dare un nuovo impulso il governo italiano ha messo a punto nel 2017 una nuova strategia con il “Piano triennale per l’informatica”, con l’obiettivo di accelerare importanti iniziative come l’Anagrafe nazionale della popolazione residente  o lo SPID (sistema pubblico di identità Digitale) e la sanità digitale.

Tutto ciò sembra confermare il grave ritardo accumulato negli anni per il passaggio alla società digitale che se non colmato entro il 2020, potrebbe generare un arretramento complessivo del sistema paese.

Nonostante le numerose iniziative adottate negli ultimi anni per stimolare il processo di digitalizzazione, come la “Strategia per la crescita digitale 2014/ 2020”, il “Piano banda ultra larga”, “Piano nazionale Industria 4.0”, il “Piano Nazionale Scuola Digitale”, si avverte l’assenza di una visione strategica condivisa e perseguita da tutti i livelli di governante del paese.

 

*Vicedirettore Legautonomie