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02 Luglio 2018

Digitale, nessuno resti indietro

Il Paese ha bisogno di crescere sul digitale recuperando posizioni che ancora ci vedono agli ultimi posti tra i paesi europei. Dopo i dati sconfortanti emersi dalla annuale pubblicazione dell’indice DESI sul raggiungimento degli obiettivi comunitari sulla digitalizzazione per il 2020, la Corte dei conti europea stima che se le scelte operate con il Piano BUL, basate sul modello ‘wholesale’, saranno attuate in modo corretto, l’Italia potrebbe centrare gli obiettivi per il 2025 sulla banda ultraveloce a 1 Gigabit.

E’ sicuramente una buona notizia, ma ci sono davanti ancora molte sfide da superare e soprattutto c’è bisogno che il governo, insieme a regioni ed enti locali, operi congiuntamente per una transizione al digitale che non lasci indietro nessuno; nessun cittadino, nessuna istituzione, nessun territorio. Nessun servizio deve rimanere ai margini di questo processo.

La costruzione della società digitale deve essere assunta come l’obiettivo strategico del sistema Paese perche cambierà completamente il modo di produrre, di fare welfare, di fare sanità, di fare ricerca e formazione.

Se dei ritardi ci sono stati devono essere colmati con rapidità per non perdere gli appuntamenti del 2020 e del 2025, a partire dalla rete delle infrastrutture.

Il piano Banda Ultra Larga avviato dal precedente governo è in pieno svolgimento. Anche se con qualche affanno i cantieri per la posa della fibra ottica sono stati aperti in tutte le regioni coinvolte nei primi due bandi e il terzo bando, quello che riguarda la Puglia, la Calabria e la Sardegna, dovrebbe essere assegnato in tempi brevi.

I comuni coinvolti nei cluster C e D, quelli delle aree cosiddette bianche, a fallimento di mercato, sono oltre 7.500. In prevalenza sono piccoli enti, maggiormente montani e nelle aree interne, che spesso si trovano impreparati a gestire le nuove procedure per il rilascio delle necessarie autorizzazioni per l’apertura dei cantieri e con incertezze sulle modalità di scavo e di ripristino della rete stradale.

I comuni devono essere liberati da queste criticità con adeguati interventi di accompagnamento e di supporto tecnico per il rilascio dei permessi e con misure di garanzia e di tutela sulla correttezza dei lavori eseguiti dagli operatori.

Gli enti locali devono essere messi nelle condizioni di trasformare le potenzialità della rete in servizi innovativi per il territorio e per fare questo devono poter accedere a nuove professionalità e a risorse adeguate. La pubblica amministrazione ha bisogno di nuove competenze, nuove figure professionali che sappiano governare il processo di trasformazione verso il digitale sia per ciò che attiene la riorganizzazione interna sia per la realizzazione di servizi innovativi per i cittadini e imprese.

Questo problema si accentua nei piccoli comuni, ed è proprio in questi territori che è necessario sostenere il processo di innovazione perché rappresenta una straordinaria opportunità per rivitalizzare e creare nuove opportunità per le comunità locali.

Insieme alle autostrade su cui far viaggiare i dati è necessario superare il divario digitale, che non è solamente infrastrutturale ma è anche sociale; l’accesso alla banda larga deve essere incluso tra i servizi universali e l’alfabetizzazione digitale dei cittadini deve rientrare tra le priorità delle politiche locali e nazionali.