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Comuni Finanza territoriale

16 Luglio 2018

Dimezzati in 10 anni gli investimenti locali

Crollano gli investimenti dei Comuni italiani. Stavolta ci sono i numeri a dirlo. E chi ci rimette sono i cittadini. Nei primi sei mesi dell'anno la spesa in infrastrutture degli enti locali è diminuita del 44% rispetto allo stesso periodo del 2008 e del 9% rispetto a un anno fa.  In particolare il crollo (-51% di spesa) ha riguardato le strade, lo sport (-44,7%) e la rete idrica (-63,5%). Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, gli avanzi di spesa bloccati valgono 3,7 miliardi nei comunu e 16,2 miliardi in tutti gli enti italiani, comprese le Regioni. A conti fatti si tratta di una costante lenta morìa di investimenti pubblici.

Ai tavoli tecnici si sta lavorando a un piano in tre mosse, per semplificare le procedure degli appalti e per la liberazione degli avanzi, cioè i “risparmi” bloccati nei conti degli enti locali dalle regole attuali del pareggio di bilancio;una liberazione che passerebbe prima da alcuni interventi interpretativi ora sui tavoli del Mef, per poi arrivare alla riscrittura del pareggio nella manovra d'autunno. In gioco (calcola l'Upb) ci sono 3,7 miliardi di euro nei Comuni (e 16,2 in tutti gli enti territoriali, regioni comprese), che in larga parte sarebbero coperti dai risparmi in eccesso (overshooting) che gli enti locali realizzano ogni anno per la complessità delle regole e i difetti della programmazione.

Il Siope, il cervellone dell'Economia che tiene sott'occhio le casse degli enti pubblici, mostra quelli più significativi all'atto pratico:i pagamenti effettivi in conto capitale, frutto quindi degli appalti che hanno superato tutti gli ostacoli prodotti da progettazione, impegni di spesa e realizzazione dei lavori. E le cifre raccontano di una morìa degli investimenti che non accenna a finire. Nonostante i molti tentativi di rianimare la macchina. Nei primi sei mesi del 2018, i Comuni hanno pagato fatture per investimenti per 3,45 miliardi, cioè il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Nel 2017, la flessione era stata del 4,7% ma al di là delle oscillazioni nei decimali, che dipendono anche dai tempi della regolazione contabile, il quadro strutturale si fa chiaro quando si allarga lo sguardo della serie storica. Rispetto al 2008, la flessione degli investimenti è del 46,7 per cento, e qualche altra cifra aiuta ad andare più sul concreto. Nel primo semestre di dieci anni fa i sindaci avevano speso 1,33 miliardi per le strade, mentre quest'anno si sono fermati a 646 milioni (-51,3%). Per costruire o risistemare impianti sportivi si è passati da 313 a 173 milioni (-44,7%), per la «sistemazione del suolo»(riassetto idrogeologico)il crollo è da 298 a 131 milioni (-56,1%) e per le infrastrutture idrauliche si arriva quest'anno a 136 milioni contro i 372 di dieci anni fa (-63,5%). La «cura» prodotta dalla crisi ha funzionato meno sulla spesa corrente:tra 2008 e 2018 il confronto fra i semestri mostra una crescita del 7%, comunque più lenta rispetto al 16% fatto segnare in dieci anni dallo Stato. La spesa del personale ha frenato per il lungo blocco di stipendi e assunzioni, ma ora è in ripresa con il rinnovo del contratto e l'allargamento del turn over;e nonostante le molte spending review il costo di beni e servizi (che negli enti locali comprende anche i contratti per trasporti, rifiuti e così via) è in crescita. 

Il piano per il rilancio

Il nuovo tentativo di rilancio degli investimenti, sottolineato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria e dal titolare degli Affari europei Paolo Savona come chiave per accendere tutta la politica economica del governo, parte da qui. E per gli enti locali vede prima di tutto un lavoro sulla contabilità. Sono pronti al Mef due interventi per rendere più gestibili le spese di progettazione, evitando il blocco quando non si ha la certezza matematica di arrivare in fondo all'opera, e l'utilizzo degli avanzi vincolati anche negli enti con i conti in rosso. Il secondo tempo arriverà invece con la manovra, quando saranno riscritte le regole di calcolo sul pareggio di bilancio per liberare del tutto i “risparmi” degli enti. Sulle regole attuali, del resto, sono arrivate due bordate dalla Corte costituzionale, per cui sarebbe complicato già oggi ipotizzare sanzioni agli enti che non rispettano una norma incostituzionale. La terza mossa è intitolata alle semplificazioni, e si concentra in un pacchetto di revisione del Codice appalti.

 

[fonte: Il Sole 24 Ore del 16 luglio 2018, articolo di Gianni Trovati]