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gioco d'azzardo Comuni pubblicità

27 Luglio 2018

Sparisce la pubblicità, avanza la voce dei Comuni

* Articolo di Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta Nazionale Antiusura, pubblicato il 27 luglio 2018 su Italia Oggi ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Nessuno ha battuto ciglio quando il direttore dei Monopoli di Stato, Giovanni  Kessler, convocato l’11 luglio in audizione alla Commissione finanze della Camera, ha prospettato che gli acquisti di gioco d’azzardo alla fine dell’anno 2018 potranno contabilizzare 105,6 miliardi euro. Il che significherà 3,8 in più sul record dell’anno precedente (“attestato” a 101,8). Non vi è stata sorpresa, perché anche i commentatori più raffinati delle cronache di economia ignorano il paradosso di un consumo inflazionato, diremmo sudamericano, di gioco d’azzardo a fronte di una domanda interna di beni e servizi in stagnazione inveterata. Una qualche scossa all’opinione pubblica dormiente è venuta con l’articolo 9 del “decreto Dignità”: divieto drastico di messaggi commerciali per i 47 giochi pubblici con denaro per denaro e a scopo di lucro. Toni allarmati e ricerca di stimare le conseguenze della “restrizione” per il fisco. Operazione non facile, tant’è che la Ragioneria Generale, nel compilare la relazione detta di “bollinatura” (senza di essa il Capo dello Stato non firma gli atti di legge) si è profusa in calcoli “spannometrici”, privi di un fondamento analitico dei ricavi erariali: che si dispiegano in un range compreso tra il 2 per mille (per le scommesse “virtuali”) e il 52 per cento delle puntate al Superenalotto.

Ma perché ha tanto rilievo lasciare le scommesse, le lotterie e lo slot machine a secco di spot, inserzioni e loghi appiccicati alle magliette dei calciatori (o ai pannelli di congressi medici)? L’effetto immediato è che il black out eleva la soglia d’accesso popolare ai botteghini, alle sale da “giuoco” e ai corner delle scommesse. E la misura finisce per coordinarsi con la decisione di numerose amministrazioni comunali di erigere delle barriere minime necessarie all’ingresso dei cittadini al mondo del gambling. In analogia con l’ormai metabolizzato complesso di norme limitative dell’uso del tabacco, dei superalcolici e di altri generi di consumi “impattanti” sulla salute e sulla vita cittadina.

La pubblicità, infatti, “banalizza” la scelta di consumare azzardo, e nasconde il rilievo di un rischio pur molto grave. Contrasta il sorgere del sentimento di responsabilità di fronte a una scelta. Spot e prossimità capillare dell’offerta provocano così l’automatismo delle microdecisioni: l'Impiego di denaro per l’alea, sollecitato da oltre 150 mila punti di offerta “primari” (vere strutture attrezzate) e “secondari” (la vecchia edicola di giornali o la cassa dell’Autogrill…). Esattamente come per il tabacco. Conviene ricordare che tra proibizionismo e antiproibizionismo, vi è una razionale regola intermedia: niente fumo sui mezzi di trasporto (prossimamente anche nelle auto private), nei locali pubblici e in tutte le installazioni significative. E un decreto del ministro della Salute nel 2016 ha rincarato la dose: colpendo selettivamente tutte le “euristiche”, cioè i depistaggi percettivi e cognitivi. Per esempio, vietando di comparare la nocività delle varie tipologie di sigarette: per evitare che s’ingeneri la convinzione che esistano prodotti che nuocciono alla salute meno di altri.

La sottovalutazione del rischio “azzardo di Stato” è dunque analoga a quella che regnava, a fine Novecento, per il “fumo di Stato”. Vi è del resto un'informazione che passa inavvertita anche all'opinione pubblica più qualificata, composta di professionisti, di dirigenti di amministrazioni pubbliche o private, di operatori della gamma ampia e composita dei mass media.  Si accennava al volume raggiunto dagli acquisti di gioco d'azzardo in Italia. E alla nebbia da dissolvere poiché rende non intellegibile gli aspetti principali di un fenomeno, che è provocata anche dal linguaggio banalizzante. In modo interessato il complesso finanziario commerciale del gioco d'azzardo riesce a far circolare la terminologia che indica le 47 tipologie di gioco attualmente gestite dall'amministrazione delle Dogane e dei Monopoli.  Senza che nel sito dell’agenzia ricorra, nemmeno una volta, il lemma azzardo. Mancherà allora il conforto della pubblicità al cambio di pelle delle slot machine, agli “apparecchi da intrattenimento” che saranno denominati AWP - Amusement With Prize, Divertimento con premio. I casinò on line e le altre forme su canale digitale passeranno semplicemente per “giochi a distanza”, per skill game, - e che premio!