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Banda Ultra larga BUL Crescita Digitale in Comune

01 Ottobre 2018

Banda Ultra Larga: le Regioni chiedono convocazione del Cobul

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 20 settembre, ha assunto una posizione sull’attuazione del piano nazionale banda ultra larga. Il testo è stato poi trasmesso dal Presidente, Stefano Bonaccini, al Presidente del Cobul (Comitato per la diffusione della Banda Ultralarga), il ministro per lo sviluppo economico, Luigi Di Maio, con la richiesta di convocare una riunione per un confronto su tali problematiche.

Posizione sull’attuazione del Piano nazionale banda ultra larga 

La realizzazione di una infrastruttura nazionale che garantisca accesso alla rete Internet ad alta velocità è una priorità condivisa da tutte le Regioni che più volte hanno rinnovato l’impegno e il sostegno all’azione di attuazione del Piano Nazionale Banda Ultra Larga. Va quindi ricordato l’Accordo Quadrosiglato tra Regioni e Governo l’11 febbraio del 2016 con cui sono state messe in comune risorse dei POR regionali (FESR e FEASR) e risorse FSC (da delibera CIPE 65 del 2015).

Relativamente all’attuazione dell’intervento nazionale per lo sviluppo per la Banda Ultra Larga – Piano BUL, si evidenziano nel seguito i punti su cui intervenire con urgenza, rispettivamente riguardo alle cosiddette Prima e Seconda Fase di attuazione.

Prima Fase – intervento sulle aree bianche


  1. Comunicazione MiSE/Infratel – Regioni sullo stato di avanzamento dei lavori BUL

Risulta fondamentale perfezionare un processo di comunicazione/aggiornamento sullo stato di avanzamento dei lavori BUL sul territorio che garantisca alle Regioni un livello di dettaglio e di comprensione utile a mantenere informati (e quindi collaborativi) i Comuni oltre che aggiornare gli utenti cittadini ed imprese che sempre più spesso chiedono di avere risposte circa le tempistiche per la disponibilità dei servizi. Su questo si propone di prevedere una implementazione e un aggiornamento tempestivo di informazioni concordate che siano fruibili dal sito http://bandaultralarga.italia.it/ prevedendo anche API che ne permettano un utilizzo sugli spazi Web regionali e l’aggregazione con altre informazioni e indicatori. In alcuni casi gli ordini delle priorità territoriali indicati dalle Regioni, in alcuni casi motivati da strategie nazionali come quella relativa alle aree interne, non sono stati rispettati in ragione di logiche di efficientamento nella realizzazione della rete.

Si sottolinea quindi che:
– tutte le scelte di modifica delle pianificazioni originarie devono essere condivise e concordate con le Regioni, seppure ragionevoli e probabilmente corrette sotto il profilo ingegneristico;
– devono essere fornite garanzie sull’attivazione del servizio BUL il cui collegamento fisico deve essere garantito a tutte le unità immobiliari oggetto dell’intervento predisponendo adeguati interventi sia di tipo infrastrutturale (ultimo miglio o ultimi metri) che di ricerca e ingaggio di operatori che effettivamente “accendano” la fibra ed eroghino il servizio. Tale aspetto oltre ad essere di sostanza (i servizi devono essere erogati) è anche di forma in quanto alcune Regioni hanno previsto e si sono vincolate ad indicatori di realizzazione sui fondi europei che fanno riferimento ad “accensione” ed erogazione dei servizi di connettività;
– va ricercata una riconciliazione tra pianificazione attuale e strategia nazionale aree interne (SNAI) che in molti casi trova la disponibilità BUL come elemento abilitante l’esecuzione degli interventi inclusi nella strategia.

  1. Disallineamento tra i piani approvati nelle Convenzioni MiSE-Regioni e le coperture previste in fase di progettazione da parte di Open Fiber

Le informazioni condivise da Infratel e MiSE con le Regioni nel primo semestre 2017 in fase di definizione delle convenzioni si basavano su una necessità di copertura delle aree bianche che era determinata dalla consultazione effettuata da Infratel con tutti gli Operatori Tlc nel 2015. Tale consultazione faceva riferimento alle Unità Immobiliari (U.I.). Le tabelle incluse come allegato Piano Tecnico alle convenzioni riportano tale impostazione con percentuali di copertura per singolo comune ad oltre 30 Mbps e ad oltre 100 Mbps. Il sito http://bandaultralarga.italia.it/ riporta ancora alla data odierna una previsione di copertura sulla base delle U.I..

Solo di recente le Regioni hanno appreso, senza che al riguardo venisse inviata alcuna comunicazione formale da parte di Infratel o del MiSE, che, su indicazione della staziona appaltante, Open Fiber sta progettando la copertura puntuale sulla base dei numeri civici. Tale novità si è basata su una consultazione successiva svolta da Infratel nel 2017 con riferimento alla verifica per numeri civici anziché UI.

Le Regioni hanno, quindi, visto modificata in via sostanziale la copertura prevista e, in particolare, diversi Comuni sono passati, almeno per una parte rilevante dei propri territori, da aree bianche ad aree grigie o nere, in virtù del fatto che un Operatore abbia inviato dati di copertura nella seconda consultazione nella sostanza discordanti rispetto a quelli della prima (ossia non solo in riferimento alla granularità espressa per N. civico anziché U.I.). Non vi sono dati puntuali sull’incidenza di questa diversità di copertura in quanto i dati specifici, per singolo Comune, emergono solo in fase di progettazione da parte di Open Fiber.

La situazione va chiarita da parte del MiSE e di Infratel e va comunicato alle Regioni:
– quale sia il reale impatto in termini di minore copertura rispetto a quanto previsto nelle convenzioni; Inoltre, emergono casi in cui alcuni Comuni sono stati oggetto di interventi da parte di TIM, che ha investito portando fibra nei propri armadi di strada (FTTC), casi che sono stati censurati dall’Autorità Garante per la Concorrenza che ha diffidato tale operatore dalla commercializzazione del servizio. A causa di ciò Open Fiber ha classificato tali Comuni come “a completamento” perché presente un operatore che offre servizi a 30mega. Il tutto porta i territori e le aziende in essi insediati a non poter fruire di un servizio privato (perchè bloccato per comportamento anticoncorrenziale) e non vedere realizzarsi l’intervento pubblico. Tali aree oggi sono isolate e in molti casi non è nemmeno più disponibile una linea ADSL in quanto la rete TIM in tecnologia rame è satura. Occorre che il MISE chiarisca:
– quali siano gli strumenti che possono essere adottati per garantire la predisposizione e la successiva attivazione nelle aree che non risultano più in ambito di intervento pubblico.

  1. Utilizzo degli anticipi e raggiungimento di target di spesa dei fondi EU al 2018

In diverse Regioni si sta valutando, ed in alcuni casi già operando, per utilizzare gli anticipi previsti nelle Convenzioni, anche al fine di rendicontare la spesa sul 2018 per i fondi europei FESR e FEASR e quindi poterla considerare nell’ambito del raggiungimento dei target di performance sul 2018, considerato che tramite la sola rendicontazione a SAL si avrebbero difficoltà a raggiungere tali target.

Va specificato che l’Agenzia per la Coesione ed il MISE hanno condiviso a luglio con le Regioni le Linee Guida di rendicontazione che contengono, tra gli altri, la possibilità di anticipo del 40% (invece del 20%), linee guida in corso di perfezionamento con il parere della Conferenza Stato-Regioni. Questo elemento è ulteriormente positivo ai fini del raggiungimento del performance framework sul POR FESR da parte delle Regioni.

Inoltre, proprio per rendere più rapida l’attività di rendicontazione e successiva liquidazione delle spese, vanno definite con il MISE le modalità con le quali si possa arrivare rapidamente a gestire queste fasi poichè ciò richiede la valutazione/validazione di moltissima documentazione (contratti, ecc.) e migliaia di fatture e, in ragione di ciò, va garantito alle Regioni lo snellimento nella gestione di tali attività.

Seconda Fase – interventi sulle aree grigie ed incentivi alla domanda


  1. Tempistiche previste per l’attivazione degli interventi

L’accordo Stato–Regioni del febbraio 2016 ha previsto un impegno di risorse sui fondi FEASR, FESR, FSC e locali, su tutto il Piano Banda Ultralarga. E’ stato previsto che le risorse impegnate ma non utilizzate per l’intervento nelle aree bianche, unitamente ai risparmi derivanti dalle gare, sarebbero comunque stati destinati alla seconda fase del Piano, ossia per le aree grigie e per interventi di incentivo alla domanda. E’ quindi prioritario che:
– si chiarisca ed espliciti quella che è la stima dei fabbisogni per le aree grigie regione per regione in modo da verificare la capienza dei risparmi di gara realizzati nelle singole regioni nonché favorire la definizione di progetti che vadano nella direzione di incentivare la domanda di BUL;
– si garantisca la permanenza sulle singole regioni delle economie frutto dei bandi della Fase I del Piano BUL ed utilizzo di tali economie per interventi infrastrutturali come previsto nell’Accordo Quadro Regioni-Governo, previa concertazione con le Regioni stesse, delle modalità di utilizzo dei risparmi di gara relativi ai singoli territori regionali;
– si condivida lo stato di avanzamento del processo di notifica alla Commissione EU per l’intervento prospettato nelle aree grigie nonchè il modello di intervento ipotizzato;
– si proceda alla definizione di progettualità regionali (es. WiFi pubblico) e alla condivisione dei criteri per gli interventi nazionali di incentivo alla domanda di BUL (es. incentivi tramite voucher) garantendone la messa in campo in tempo per la l’attivazione dei servizi BUL all’utenza nelle aree bianche.

Fonte: Regioni.it – portale della Conferenza delle Regioni e Province autonome