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18 Marzo 2019

AIUTIAMOLI A CASA LORO IN MODO NUOVO

per sito“Aiutiamoli a casa loro” è stato uno dei temi centrali del dibattito pubblico sull’immigrazione e riprende  la visione per cui gli investimenti nei Paesi di origine potrebbero rallentare i flussi migratori non programmati. Nonostante sostanziosi investimenti in tale direzione potrebbero rivelarsi poco popolari, la maggior parte degli amministratori locali intervistati da Legautonomie nel corso dell’indagine “Cosa ne pensi dello SPRAR?”(2016) condividono la scelta dell’Unione Europea di destinare, per il periodo 2014-2020, 100 miliardi di euro per interventi di cooperazione allo sviluppo, intesa come lotta alla povertà e all’insicurezza nei Paesi di origine, proprio in relazione al fatto che gli aiuti ai Paesi poveri contribuiranno a far diminuire i movimenti migratori.

Se andiamo a vedere l’investimento dell’Italia in Aiuti pubblici allo sviluppo (misura di aiuto governativo finalizzata a ridurre le cause di povertà nei paesi in via di sviluppo) questo si ferma allo 0,20% del Pil, abbastanza lontano dagli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite che indicano un investimento pari allo 0,70% del Pil per i paesi industrializzati. Invece, le rimesse inviate in patria dagli immigrati residenti nel nostro Paese rappresentano lo 0,30 % del Pil, ossia 5 miliardi. Dalla lettura di questi dati possiamo dire che gli immigrati “si aiutano anche da soli” e che molti annunci e proiezioni risultano essere degli slogan privi di fondamento e contenuto concreto.

Il reale significato di “aiutiamoli a casa loro”, al di là delle polemiche e strumentalizzazioni politiche che ci sono state, è quello di costruire le condizioni per uno sviluppo condiviso che definisce nuove relazioni tra Paesi donatori e Paesi beneficiari non più unidirezionali, bensì bidirezionali. In particolare, entrambi i Paesi (nel caso specifico ltalia e i Paesi beneficiari) possono beneficiare tutti e due di questo rapporto che, da una parte incontra le esigenze del Paese beneficiario e dall’altra, offre al Paese donatore la possibilità di consolidare un rapporto importante basato sulla crescita comune e su valori condivisi.

Il progetto Start up Tunisia rappresenta  la concreta attuazione del reale significato di “aiutiamoli a casa loro”.  Infatti, la costruzione della relazione tra il sistema socio-economico del Comune di Fano e la regione del Kroumerie-Mogods nel nord-ovest della Tunisia si fonda sull’incrocio tra i bisogni di un sistema territoriale italiano caratterizzato da una  produzione agroalimentare di alta qualità con i bisogni di accompagnamento dei giovani imprenditori di un’area della Tunisia a forte vocazione agricola e turistica, ma che stenta a riconoscere e valorizzare la qualità dei propri prodotti e del suo territorio. In questa prospettiva, la creazione di impiego attraverso lo sviluppo di competenze e il trasferimento di know how, l’attrazione di investimenti con il coinvolgimento del settore privato, la redistribuzione dei redditi, l’attenzione ai giovani e alle donne diventano azioni comuni su cui costruire un legame tra territori, comunità, benessere, diritti, sostenibilità ambientale e sociale.

Gli enti locali hanno un ruolo chiave nella promozione di processi di cooperazione allo sviluppo e nella costruzione di rapporti con i Paesi in via di sviluppo. La centralità di regioni ed enti locali, insieme a università, OSC, organizzazioni e associazioni di immigrati, imprese è infatti confermata dalla legge 125/2014 (Disciplina generale sulla cooperazione internazionale allo sviluppo) che indica ed amplia la sfera dei nuovi soggetti della cooperazione. La legge in questione ben interpreta i nuovi indirizzi della politica di cooperazione italiana che promuove lo sviluppo locale partecipato pubblico/privato, basato sulla costruzione di alleanze forti proprio a partire dalle istituzioni decentrate nel territorio.

I Comuni, in questo nuovo contesto, possono coinvolgere le comunità di migranti in Italia nei progetti di co-sviluppo, trasferire competenze ai Paesi partner, sviluppare una rete territoriale con imprese, università, fondazioni, associazioni, ONG, e costruire percorsi virtuosi di internazionalizzazione. L’agenzia della cooperazione italiana, con il primo avviso pubblico  riservato agli Enti Territoriali nel 2017, ha voluto promuovere la partecipazione più diffusa degli enti territoriali, anche di quelli con poca esperienza nel settore della cooperazione, nonché di quelli che hanno maturato importanti esperienze nel settore dei servizi.

Start up Tunisa ha risposto all’avviso specifico promuovendo un partenariato vario costituito da istituzioni pubbliche, imprese, associazioni, ONG e Università.