La Corte dichiara illegittime le norme impugnate: Artt. 6, c. 1°, 2° e 6°; 7, c. 6°, 7°, 8°, lett. c), e 9°; e 8, c. 2°, della legge della Regione Abruzzo 04/09/2017, n. 5 in relazione ai procedimenti relativi all'avvio, svolgimento, trasformazione e cessazione di attività economiche, nonché per l'installazione, attivazione, esercizio e sicurezza degli impianti e agibilità degli edifici funzionali alle attività economiche. La sentenza riguarda tra le altre cose la Comunicazione unica regionale, l’Amministrazione unica, il ruolo e le funzioni SUAP e il Sistema integrato dei controlli.
La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli Artt. 4, c. 4°, 5, c. 2°, e 7 della legge della Regione Abruzzo 01/08/2017, n. 40 in materia di Edilizia e urbanistica relativamente alle disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente, alle destinazioni d'uso e al contenimento dell'uso del suolo, ai requisiti tecnici degli interventi di recupero. Si contesta la previsione che il recupero di vani e locali sia ammesso anche in deroga ai limiti e alle prescrizioni edilizie degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti, ovvero in assenza dei medesimi. 
La natura erariale della tassa automobilistica preclude alla Regione la possibilità di introdurre una disciplina delle esenzioni più restrittiva della legge statale, trattandosi di materia attribuita allo Stato dall'articolo 117, comma 2, lettera e), della Costituzione, questo è il principio contenuto nella sentenza n. 209/2018 della Corte costituzionale. Con questa pronuncia, che dà continuità all'indirizzo della giurisprudenza costituzionale in materia di tasse automobilistiche (sentenze 296, 297 e 311 del 2003). 
Il Consiglio di Stato, sezione quinta, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 21, primo comma, numeri 1-bis) e 2), e dell’art. 22 della legge 24 gennaio 1979, n. 18 (Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia), Il primo dei due articoli stabilisce, per quanto qui interessa, che l’Ufficio elettorale nazionale: «1-bis) individua le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4 per cento dei voti validi espressi; 2) procede al riparto dei seggi tra le liste di cui al numero 1-bis) in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista». L’art. 22 dispone che «[l]’ufficio elettorale circoscrizionale, ricevute da parte dell’Ufficio elettorale nazionale le comunicazioni di cui al penultimo comma del precedente articolo, proclama eletti i candidati, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, seguendo la graduatoria prevista al numero 4) dell’articolo 20».Più precisamente, il rimettente contesta la previsione della soglia di sbarramento del 4 per cento fissata per l’accesso al riparto proporzionale dei seggi nelle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia.  La questione è infondata. Il legislatore gode di un’ampia discrezionalità nella scelta del sistema elettorale a condizione che il suo esercizio non si traduca nell’adozione di una disciplina manifestamente irragionevole (ex plurimis, sentenze n. 35 del 2017, n. 193 del 2015, n. 275 e n. 1 del 2014, n. 271 del 2010, ordinanza n. 260 del 2002). 
Il congedo straordinario per assistere una persona in disabilità grave deve essere concesso anche al figlio non convivente dell’interessato, se mancano gli altri familiari legittimati dalla legge a beneficiare del periodo di astensione dal lavoro. In questo caso, però, il figlio dopo aver ottenuto il congedo deve convivere con il genitore. Con la sentenza n. 232/2018 depositata venerdì, la Corte costituzionale ha stabilito l’illegittimità parziale dell’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001 che individua i familiari a cui può essere concesso il congedo.
Ancora al centro del dibattito politico il ritorno all'elezione diretta degli organi provinciali e alla corresponsione di un'indennità, laddove, ora, lo svolgimento degli incarichi è esclusivamente a titolo gratuito. Se il referendum targato Renzi del 4 dicembre 2016 è naufragato e la disciplina costituzionale degli enti provinciali è rimasta invariata, il passaggio successivo non può che essere quello di intervenire sulla riforma n. 56/14 che li ha trasformati in enti di mero raccordo e coordinamento, nelle more di una successiva.
La Corte costituzionale non lascia spazio alle Regioni per individuare caratteristiche degli stabilimenti balneari che possano interferire con l’ormai imminente liberalizzazione delle concessioni. Da anni tutte le Regioni cercano di differenziare le imprese turistico - balneari titolari di concessioni, prevedendo specifiche agevolazioni, riconoscimenti, punteggi che possano in qualche modo facilitarne la competitività nell’apertura al mercato europeo (direttiva Bolkestein). 
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