E’ stata firmata la Circolare n. 5 del 10 febbraio 2016 concernente le nuove regole di finanza pubblica per il triennio 2016-2018 per gli enti territoriali, volte ad assicurare il concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni, ai sensi dell’articolo 1, comma 707, commi da 709 a 713, comma 716 e commi da 719 a 734 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016). Il documento contiene indicazioni sulla determinazione del nuovo saldo di finanza pubblica e sulle modalità concernenti il monitoraggio e la certificazione, nonché i criteri interpretativi per l’applicazione delle nuove regole di finanza pubblica da parte degli enti territoriali.
Nel 2016 i Comuni non possono istituire l'imposta di soggiorno, anche se già prevista nel bilancio pluriennale. Lo ha chiarito la Corte dei Conti Abruzzo con il parere n. 35/2016. La magistratura contabile abruzzese ha evidenziato che la finalità del comma 26 della legge di stabilità 2016 è quella di mantenere invariato nel 2016 il livello complessivo di pressione tributaria, attraverso un congelamento generalizzato dei tributi degli enti territoriali rispetto alle aliquote in vigore nel 2015.
Le riforme che alleggeriscono i bilanci degli enti locali non devono rendere impossibile lo svolgimento delle loro funzioni: i tagli "sproporzionati" infatti violano non solo l'autonomia finanziaria delle amministrazioni territoriali, prevista dagli articoli 117 e 119 della Costituzione e il "buon andamento" della pubblica amministrazione tutelato dall'articolo 97, ma più di tutto entrano in conflitto con il principio dell'eguaglianza sostanziale di fronte alla legge fissato dall'articolo 3.
È stato pubblicato sul sito della Finanza locale il Dpcm del 29 dicembre 2015 che assegna a 86 enti locali, che ne hanno fatto richiesta in base al comunicato del Viminale del 19 agosto 2015, il contributo erariale previsto dal comma 13-quater dell'articolo 8 del Dl 78/2015. Si tratta di 30 milioni di euro, da ripartire tra province e città metropolitane, per le esigenze relative all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali e per i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli studenti con handicap o in situazione di svantaggio. La Direzione centrale della Finanza locale, quando il decreto avrà avuto il via libera dalla Corte dei conti, provvederà ad attribuire le risorse.
In attesa della pubblicazione in G.U., si ritiene utile diffondere il testo del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 98886 del 25 gennaio 2016 – adottato in attuazione dell’articolo 11, decreto legge 25 novembre 2015, n. 185 – concernente il riparto degli spazi finanziari disponibili per i pagamenti sostenuti dai comuni nell’anno 2015, con risorse proprie in cofinanziamento, per interventi relativi a linee metropolitane approvati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica nel trasporto (CIPET) ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della legge 26 febbraio 1992, n. 211, ai fini degli adempimenti di cui all’articolo 2, della legge 29 dicembre 1969, n. 1042.
Dal 1° gennaio il patto di stabilità interno è stato sostituito con il nuovo vincolo del pareggio di bilancio di competenza finale. La novità è contenuta nei comma da 707 a 729 dell'articolo 1 della legge di Stabilità ed applica parzialmente le novità della legge 243/2012 sul pareggio di bilancio costituzionale. Il nuovo pareggio di bilancio di competenza si applica a tutti i Comuni, compresi quelli con meno di mille abitanti finora esclusi dal patto di stabilità, alle Province e Città metropolitane e alle Regioni. Sono assoggettati al pareggio anche i Comuni istituiti a seguito di fusione dopo il 2011, sono escluse le Unioni.
Ai Comuni spettano ancora 600 milioni di euro non 'liberati' a causa della mancata emanazione dei relativi decreti utili allo sblocco delle risorse. Per questo ANCI rende nota la richiesta del rispetto delle scadenze e la relativa emanazione dei decreti. Tra le erogazioni più attese ci sono i 530 milioni del Fondo integrativo Imu/Tasi e il contributo per il minor gettito dei terreni agricoli "ex-montani" riconosciuti ai Comuni con il decreto legge n. 78 del 2015, i cui importi sono stati determinati con il DM 22 ottobre 2015.
Scendono del 17,8% negli ultimi 5 anni gli incassi dei Comuni derivanti dalle multe. Infatti nel 2015 non si andrà oltre gli 1,26 miliardi di euro contro gli 1,5 miliardi raccolti nel 2010. Dati, questi, messi nero su bianco dal Centro studi Impresa-Lavoro da un censimento che misura in tempo reale gli incassi e i pagamenti della Pa. Secondo lo stesso, a frenare le multe potrebbero aver contribuito più fattori tra cui, indubbiamente, rientra la crisi economica e i relativi spostamenti degli italiani che sarebbero del 12,8% rispetto al 2009 fino al 23,8% in meno nel 2012.
Il Rapporto illustra le analisi condotte sui dati delle partecipazioni dichiarate dalle Amministrazioni Pubbliche al Dipartimento del Tesoro per l’anno 2013 nell’ambito del progetto “Patrimonio della PA”, avviato per la rilevazione annuale delle componenti dell’attivo delle Amministrazioni Pubbliche finalizzata alla redazione del Rendiconto patrimoniale a valori di mercato ai sensi dell’art. 2, comma 222, periodi undicesimo e seguenti, della Legge n. 191 del 2009 (Legge Finanziaria 2010). La risposta delle Amministrazioni al censimento 2013, in linea con il costante incremento della partecipazione al Progetto, è stata positiva: sono risultate adempienti 5.956 Amministrazioni, il 56 per cento del totale, contro il 46 per cento registrato nella rilevazione relativa al 2012. Complessivamente, per il 2013, le Amministrazioni hanno comunicato 42.682 partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente, in 8.324 società. Come presentato nel seguito, appare ancora non completa soprattutto la comunicazione delle partecipazioni detenute in via indiretta.
"Senza una sostanziale correzione la legge di stabilità porterà al dissesto finanziario le Province italiane". E' l'allarme lanciato "finché siamo in tempo" dal presidente della Provincia di Pisa Marco Filippeschi, sindaco della città e presidente nazionale di Legautonomie, perché, aggiunge, "la proiezione che abbiamo fatto per le Province toscane dice con chiarezza che va evitato il taglio previsto di 500 milioni di euro". "A noi mancherebbero, per scelta del Parlamento - spiega il presidente provinciale e sindaco di Pisa - 10.591.222 euro e complessivamente alle Province toscane oltre 79 milioni di euro. Si tratterebbe di un dissesto indotto, cioé fatto per il prelevamento di risorse dai territori a beneficio dello Stato centrale e a scapito dei servizi locali, a partire dalla manutenzione delle scuole e delle strade. Chiederemo un nuovo incontro alla sezione toscana della Corte dei Conti per informare del dissesto annunciato". Filippeschi ha già chiesto un incontro con i parlamentari locali e ha convocato per l'11 dicembre l'assemblea di tutti i sindaci del Pisano. "Se subiamo questo taglio sottolinea - il nuovo ente di area vasta, gestito dai comuni, sara' morto prima di nascere.
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