Nel parere favorevole allo schema di decreto, il Consiglio di Stato ha sottolineato anche l’opportunità di una disciplina ad hoc e ancora più snella per i lavori sotto i 40.000 euro.
Con la sentenza n. 1789 del 13.9.2016, il TAR di Catanzaro ha stabilito che il dissesto finanziario del Comune "può essere contestato da tutti i cittadini residenti se non è fondato su un'adeguata valutazione delle cause da parte del revisore dei conti; in questo modo si possono evitare le conseguenze economiche sulla comunità a cominciare dall'aumento delle imposte e delle tasse locali fino al massimo consentito, considerato che gli effetti non sarebbero più contestabili trattandosi di una dichiarazione irrevocabile”.
Il licenziamento disciplinare è legittimo: lo ha ribadito la Cassazione attraverso la sentenza n. 17637 riguardo il caso di un dipendente di un'azienda sanitaria locale che, dopo aver effettuato la timbratura del cartellino all'atto di entrare nella struttura ospedaliera, era uscito per dedicarsi ad attività estranea rispetto a quella lavorativa.
Con la sentenza del 19 agosto 2016 n. 3646, lo ha ribadito il Consiglio di Stato, sezione V.
I giudici veneti hanno ritenuto illegittima la modifica dell'errore materiale per il tramite di una sola precisazione.
Illegittimità costituzionale degli artt. 2, commi 1 e 2, e 4 della legge della Regione Piemonte 7 maggio 2013, n. 9 (Bilancio di previsione per l'anno finanziario 2013 e bilancio pluriennale per gli anni finanziari 2013-2015), in combinato disposto con l’Allegato A della medesima legge regionale nella parte in cui non consentono di attribuire adeguate risorse per l’esercizio delle funzioni conferite dalla legge della Regione Piemonte 20 novembre 1998, n. 34 (Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione e degli Enti locali) e dalle altre leggi regionali che ad essa si richiamano; illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge della Regione Piemonte 6 agosto 2013, n. 16 (Assestamento al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2013 e al bilancio pluriennale per gli anni finanziari 2013/2015), in combinato disposto con l’Allegato A della medesima legge regionale nella parte in cui non consentono di attribuire adeguate risorse per l’esercizio delle funzioni conferite dalla legge reg. Piemonte n. 34 del 1998 e dalle altre leggi regionali che ad essa si richiamano.
La Camera ha approvato a larghissima maggioranza la proposta di legge che intende dare maggiore efficacia all'azione di classe che, inserita nel codice di procedura civile sarà fruibili non solo ai “consumatori” ma a ogni cittadino. L’azione di classe diventa esperibile da coloro che vogliono far valere diritti individuali omogenei, nonché dalle associazioni e dai comitati.
Le Regioni non hanno titolo a incamerare l'accisa su prodotti realizzati o importati, ma non immessi in consumo sul proprio territorio. E' stata cancellata, infatti, dalla sentenza n. 31/2015 della Consulta la norma finanziaria regionale della Sardegna che aveva affermato il diritto dell'ente territoriale a incamerare parte delle accise gravanti su quei beni che ovunque commerciati in Italia siano stati però fabbricati o importati sull'isola.
In allegato la sentenza della Corte dei conti, Sez. giur. Puglia, sent. n. 251 del 18/02/2013 che condanna a risarcire l'erario il giudice che impiega tre anni e cinque mesi per depositare una sentenza.
In allegato la sentenza della Corte dei Conti su un caso di doppio incarico e indennità di funzione non dovuta. La doppia percezione di emolumenti è in contrasto con il disposto di cui all'art. 82 del d.lgvo 18 agosto 2000, n. 267 il quale, al V° comma, dispone: "le indennità di funzione previste dal presente capo non sono tra loro cumulabili. L'interessato opta per la percezione di una delle due indennità ovvero per la percezione del 50% di ciascuna".
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