Quello che doveva essere un assetto definitivo della fiscalità immobiliare locale si è in realtà rivelato una ennesima fase di passaggio del travagliato capitolo della finanza locale, che ormai segue un percorso del tutto scollegato da quello tracciato con i decreti attuativi della legge sul federalismo fiscale. Dopo l''introduzione della IUC, la nuova tassa locale sugli immobili ormai rinviata al 2016 avrebbe dovuto correggere i difetti della TASI e restituire ordine e progressività all'imposta, ma la sua messa a punto si è rivelata complessa e con ancora molte incognite sul versante delle risorse. Nel frattempo la Legge di Stabilità appena approvata conferma a carico degli enti locali ben 8,1 miliardi di tagli (il 49% della quota relativa ai tagli di spesa dell'intera manovra) - i comuni sono costretti a rinviare a marzo 2015 l'approvazione dei bilanci - e di fatto affossa il processo di riordino delle province dettato dalla legge Delrio; con l’entrata in vigore della legge di stabilità si è infatti verificato un evidente contrasto di norme che denota l’assenza di un’adeguata azione di coordinamento legislativo da parte del governo. Pubblichiamo in allegato gli atti del Convegno "Le risorse degli enti locali, la nuova local tax e il riordino delle funzioni", che si è svolto venerdì 13 febbraio a Firenze - anticipando il Congresso dell'associazione, svoltosi il 14 febbraio - dove amministratori, sindaci ed esperti della materia sono intervenuti per fare il punto sulle riforme che negli ultimi anni hanno ridisegnato il sistema delle autonomie locali nel nostro Paese.
Dal 1 Gennaio 2015 è operativa la Riforma Del Rio e le 10 Città metropolitane subentrano alle Province. E dall’inizio dell’anno sono partite 8 Città metropolitane su 10, ad eccezione di Reggio Calabria (a cui la riforma riserva una specifica tempistica) e di Venezia che, in considerazione dell’anticipato scioglimento del Consiglio comunale, vede slittare la procedura per l’entrata in funzione della Città metropolitana al 2015. Entro il 31 Dicembre 2014 sono stati approvati i primi 6 Statuti delle Città metropolitane di Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma e Bari. Gli Statuti delle Città metropolitane di Torino e Napoli non sono stati ancora approvati dal Consiglio metropolitano. Pubblichiamo in allegato i primi Statuti approvati dai Consigli metropolitani.
"Scuole, strade, investimenti contro il dissesto idrogeologico, sono servizi essenziali. La manovra non può essere cieca. Le drammatizzazioni incombono, ma si possono evitare. Ad oggi il governo dimostra di non capire, o fa finta. La legge di stabilità contraddice il processo di riordino delle funzioni delle province previsto dalla legge Delrio poiché presuppone che possano avere meno risorse senza una contestuale riduzione delle funzioni svolte. Tutte le province dunque saranno costrette al disavanzo nel 2015 poiché dovranno svolgere sia le funzioni fondamentali, sia quelle che dovevano essere riordinate e non sono ancora state trasferite, senza le relative risorse. In questa situazione anche gli stipendi sono a rischio". Così il presidente nazionale di Legautonomie Marco Filippeschi, sindaco e presidente della provincia di Pisa, risponde al sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta intervenuto al convegno organizzato da Legautonomie oggi a Roma, nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, sui piani di risanamento pluriennali per gli enti locali in difficoltà finanziarie.
“Come sindaci siamo pronti ad accettare la sfida dei cambiamenti istituzionali e ci siamo messi a disposizione per realizzare al meglio la ‘riforma Delrio’. Ma abbiamo bisogno di certezze per avere la possibilità di operare al meglio”. Lo ha detto il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, tra gli amministratori coinvolti in una tavola rotonda sull’autonomia finanziaria e fiscale dei Comuni, coordinata dal giornalista del Sole 24 Ore, Gianni Trovati.
"La legge di stabilità così com'è è insostenibile e inaccettabile. L'assemblea dei presidenti delle province riformate, oggi in maggioranza sindaci, ha registrato una situazione drammatica, conti alla mano. Gli amministratori locali, che si sono messi a disposizione per gestire la riforma Delrio, non possono e non vogliono gestire invece un percorso che sarebbe fallimentare e che smantellerebbe servizi e azzererebbe investimenti irrinunciabili per scuole, strade, trasporto pubblico e ambiente". Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente della Provincia di Pisa e dell'associazione Legautonomie a margine dell'assemblea dei neopresidenti delle province italiane svoltasi stamani a Roma, a Palazzo Valentini.
Le autonomie locali sono impegnate da anni, in proporzione assai più rilevante che per altri comparti del settore pubblico e con autoriforme sostanziali, per il risanamento finanziario dello Stato. Oggi siamo di fronte al mancato assolvimento degli impegni assunti dai governi, mentre i vincoli indifferenziati ancora posti alla spesa e soprattutto a quella per investimenti inibiscono le necessarie innovazioni, abbassano il livello di qualità della vita nei territorio, logorano il rapporto fra governi locali e cittadini e sono parte delle cause di depressione economica. La stessa fase di riordino istituzionale avviata dalla legge Delrio non potrà essere adeguatamente gestita dal sistema delle autonomie se non torneremo ad affrontare organicamente il tema del federalismo fiscale, e quindi di una base dell'autonomia finanziaria e fiscale dei comuni che faccia perno soprattutto sull'imposizione immobiliare.
"La riforma del Senato che Palazzo Madama ha approvato oggi in prima lettura è assolutamente necessaria al nostro Paese, perché l'Italia non uscirà dalla crisi senza anche un profondo cambiamento dello Stato, a partire da parlamento e governo. Noi sindaci lo sosteniamo da tempo, come Legautonomie siamo stati l'associazione più impegnata per la riforma del Senato e la sua trasformazione in Camera delle autonomie, il superamento del bicameralismo paritario, che non garantisce né stabilità né governabilità, così come la riscrittura del titolo V sono un bene e una priorità per il Paese e dunque per le autonomie locali. Abbiamo chiesto a governo e parlamento, però, un riequilibrio fra i rappresentanti delle regioni e quelli dei comuni, perché lo squilibrio che si è creato a sfavore dei comuni e l’elezione dei nostri rappresentanti che avverrebbe nei consigli regionali non ha senso. Sono i comuni i luoghi di governo più vicini ai cittadini e le intese fra i partiti per un largo consenso, sebbene necessarie, non dovevano sacrificare la logica e il rispetto dell’autonomia delle istituzioni." Così il presidente di Legautonomie Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, commenta l'approvazione del testo di riforma della Costituzione in Senato.
“Per il nuovo Senato è necessario un riequilibrio fra i rappresentanti delle regioni e quelli dei comuni, come ha chiesto Piero Fassino per l’Anci. Il superamento del bicameralismo partitario è un bene in assoluto, una priorità per il Paese e dunque anche per le autonomie locali che governano per bisogni essenziali dei cittadini. Lo squilibrio che si è creato a sfavore dei comuni e l’elezione dei nostri rappresentanti che avverrebbe nei consigli regionali non si giustificano. Le intese fra i partiti per un largo consenso sono necessarie, ma a queste non si possono sacrificare la logica e il rispetto dell’autonomia delle istituzioni”. Così il presidente di Legautonomie Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, che interviene a commentare la discussione del testo di riforma della Costituzione in corso in Senato.
La Commissione bilancio della Camera ha adottato il testo unificato elaborato dal relatore Melilli (PD) derivante dal disegno di legge in materia di enti locali, già approvato dal Senato, e dall’abbinato ddl del Governo. Melilli si è riservato di inserire, attraverso appositi emendamenti, alcune modifiche ad alcune norme tra cui quella riguardante la facoltà di recesso delle amministrazioni pubbliche dai contratti di locazione.
“I risultati delle elezioni del Parlamento Europeo chiedono una svolta e il superamento del bicameralismo paritario è la svolta. L’esortazione del Presidente Napolitano perché si realizzino le riforme costituzionali è un richiamo alla realtà. Sul futuro del Paese, se non si cambia, non possiamo farci illusioni. La legislatura nasce in un momento critico con questo obiettivo fondamentale e le previsioni programmatiche dei governi Letta e Renzi, già votate dalle camere, lo confermano.
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