Stop definitivo del Senato al decreto di riordino delle province. E' quanto è emerso da una decisione della Commissione Affari Costituzionali, preceduta lunedì sera da una riunione ristretta con il presidente della commissione Carlo Vizzini, il minisro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e il sottosegretario Antonio Malaschini.
La Commissione per le questioni regionali si è espressa sul decreto-legge in materia di Province e Città metropolitane (S. 3558). Il parere è favorevole a condizione che: - sia stabilito che gli obiettivi perseguiti dal provvedimento siano attuati con il pieno coinvolgimento delle regioni e sia altresì salvaguardata la competenza regionale a definire indirizzi e parametri sull'organizzazione dei compiti e delle funzioni, di pertinenza regionale, trasferite dalle province agli enti locali;
“L’affossamento della riforma delle province e la mancata nuova legge elettorale sono uno schiaffo in faccia ai cittadini. Il Pdl ne è pienamente responsabile e pagherà un alto prezzo anche per questo. Si è scelto per la conservazione e la confusione. Le autonomie locali così ricevono un altro colpo e si determina una situazione caotica. Nonostante le dispute territoriali, c’era stato un concorso positivo al miglioramento del decreto e l’unica riforma istituzionale della legislatura si poteva approvare con vasto consenso. Di certo con il consenso dei cittadini e delle rappresentanze sociali”. Così il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie, commenta la decisione presa in Senato per l’opposizione del Pdl di non procedere alla conversione del decreto sul riordino delle province.
Il tema della gestione associata delle funzioni dei piccoli comuni si inserisce nel contesto di un processo di riforme istituzionali – dal titolo V alla legge delega sul federalismo fiscale - oggi rafforzate dall’esigenza di introdurre meccanismi di razionalizzazione delle entrate e contenimento della spesa pubblica locale. Nella sezione "dossier" del sito di Legautonomie è possibile scaricare una serie di contributi che fanno il punto sul quadro normativo, sul percorso metodologico e su alcune esperienze di cooperazione intercomunale , rilevando criticità e punti di forza, e delineandone le prospettive future.
Pubblichiamo un contributo di Giorgio Lovili, ex segretario generale della Provincia di Cremona, sul D.l. n. 174/2012, che modifica il TUEL nella parte riguardante la tipologia dei controlli interni ed esterni.
Si allega uno studio predisposto dalla Struttura di supporto al CAL del Lazio che fa il punto sulla nuova disciplina delle città metropolitane, alla luce delle modifiche apportate all'art. 18 del D.L. n. 95/2012, conv. con modifiche dalla legge n. 135/2012, dal D.L. n. 188/2012, attualmente in fase di conversione.
E' on line sul sito del Consiglio delle Autonomie Locali del Lazio, nella sezione relativa alle pubblicazioni, uno studio predisposto dalla Struttura di supporto allo stesso Cal, che mira a documentare, decorsi ormai oltre dieci anni dall'entrata in vigore della legge costituzionale 3/2001, lo stato dell'arte della normativa di ciascuna Regione relativa all'istituzione ed al funzionamento dei rispettivi Consigli delle autonomie locali. Indicazioni sono fornite anche riguardo alle previsioni legislative delle due Province autonome del Trentino Alto Adige- Sud Tirol. In allegato la ricerca "Le discipline normative regionali sui Consigli delle Autonomie Locali".
La Corte Costituzionale dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 71, comma 10, del decreto legislativo 16 maggio 2000 n. 267, (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), sollevata, in riferimento agli articoli 1, secondo comma, 3, 48, primo comma e 51, primo comma, della Costituzione, dal Consiglio di Stato - sezione V giurisdizionale con l’ordinanza di cui in epigrafe «nella parte in cui include i cittadini iscritti all’AIRE [Anagrafe italiani residenti all’estero] nel numero degli aventi diritto al voto al fine del calcolo della percentuale, non inferiore al cinquanta per cento dei voti espressi, ai fini della validità del voto ottenuto dall’unica lista ammessa e votata», prospettandone il contrasto con gli articoli 1, secondo comma, 3, 48, primo comma e 51, primo comma, della Costituzione.  
Il Cdm ha approvato il decreto-legge di riforma delle province, che riduce le province a statuto ordinario da 86 a 51, completando così il percorso di riordino avviato nel mese di luglio. La riforma sarà attiva a partire dal 2014, a gennaio 2013 cadranno le giunte e a novembre del 2013 si terranno invece le elezioni per decidere i nuovi vertici.
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