“Il RdC incrementa sensibilmente i fondi destinati a coloro i quali vivono in povertà. È il più ampio trasferimento di risorse per la lotta alla povertà mai effettuato in Italia. In concreto, ciò permetterà a molti di poter sostenere spese fondamentali per la propria vita quotidiana. Si tratta di un risultato assai positivo”.
Legautonomie è fra le associazioni che hanno fondato l'Alleanza Contro la Povertà il cui lavoro ha portato al varo del Rei. Ancorché finanziato in misura assolutamente inadeguata quella misura ha rappresentato il primo passo verso una politica universalistica di contrasto alla povertà assoluta e alla presa in carico dai Comuni di persone in condizioni di fragilità da sostenere non solo economicamente ma anche nella definizione di un percorso verso l'inserimento nel mondo del lavoro. Il Decreto che il Governo sta andando ad approvare poteva essere una opportunità straordinaria se avesse soddisfatto una di queste  due condizioni: incrementava le risorse a sostegno del Rei senza modificarne la struttura consentendo così di ampliare significativamente la platea dei beneficiari e l'efficacia delle azioni di presa in carico, oppure confermava il Rei e lo affiancava con una misura non di tipo sociale ma strettamente lavoristica tesa a sostenere le figure più fragili nel percorso di immissione nel mercato del lavoro.
Nei primi sei mesi del 2018 il Reddito d’inclusione (Rei) ha toccato "267 mila nuclei familiari raggiungendo 841 mila persone". A questi si aggiungono i trattamenti per il sostegno all’inclusione attiva, ancora non trasformati in Rei, "erogati ad ulteriori 44 mila nuclei". Lo rileva l’Inps, spiegando come nel complesso siano "stati raggiunti dalle misure contro la povertà circa 311 mila nuclei con il coinvolgimento di oltre un milione di persone". La maggior parte dei benefici vengono erogati nelle regioni del Sud (70%), ha spiegato l'inps.
Sono quasi 900 mila le persone che hanno beneficiato di misure di contrasto alla povertà nel primo trimestre del 2018. E' quanto emerge dall'Osservatorio statistico sul Reddito di Inclusione (REI) presentato da INPS e Ministero del Lavoro.  Nei primi tre mesi del 2018 sono state 870 mila le persone che hanno avuto accesso a sussidi nazionali o regionali, con sette beneficiari su dieci residenti nelle Regioni del Mezzogiorno, Campania, Calabria e Sicilia in testa. In base ai dati presentati da INPS e Ministero del Lavoro, 110 mila famiglie per un totale di 316.693 persone sono state coinvolte dal Reddito di Inclusione (REI), lo strumento operativo da gennaio che combina un aiuto economico mensile con servizi di accompagnamento al lavoro e per il superamento della situazione di marginalità del nucleo familiare. Altre 476.868 persone hanno invece ottenuto il SIA, il Sostegno per l'inclusione attiva, cui è subentrato da quest'anno il REI come unica misura nazionale di contrasto alla povertà.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha diramato la nota del 21 marzo 2018 relativa alla comunicazione dei punti per l’accesso al ReI  e all’implementazione, a partire dal 13 marzo scorso, delle nuove funzionalità relative alla delega ai CAF e al loro accesso alla piattaforma dell’INPS, nonché l’attivazione, sulla medesima piattaforma, delle funzionalità di cancellazione e revoca delle domande di accesso alla misura da parte dei Comuni.
Con la pubblicazione del decreto legislativo n. 14 del 15 settembre 2017 l'Italia ha, per la prima volta nella storia del suo welfare, una misura strutturale e universale per il contrasto alla povertà assoluta. "Una scelta storica" la definisce Cristiano Gori, docente all'Università di Trento e coordinatore scientifico dell'Alleanza contro la povertà, intervenendo al seminario sul REI I comuni e l'attuazione del reddito di inclusione (REI 2018-2020) organizzato questa mattina da Legautonomie. "Adesso - prosegue Gori - la misura va però completata per non aggiungere il Rei alla lunga serie di riforme incompiute del nostro Paese". 
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