La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 13, commi 2 e 3, della legge della Regione Toscana 26 luglio 2002, n. 32, come sostituito dall’art. 3 della legge della Regione Toscana 5 novembre 2009 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro), come sostituito dall’art. 3 della legge della Regione Toscana n. 63 del 2009 [Modifiche alla legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro), in materia di obbligo di istruzione e di servizi per l’infanzia]; per violazione del principio di leale collaborazione, in quanto il percorso formativo è stato introdotto dalla regione unilateralmente, prima della data fissata dalla legge statale e prima che fossero raggiunti gli accordi in Conferenza Stato-Regioni espressamente previsti dalla legge, in particolare, quello del 29 aprile 2010, con il quale, sono stati definiti, tra l’altro, «le competenze di base che tutti gli studenti devono acquisire nei percorsi di istruzione e formazione professionale» e «il repertorio delle figure professionali di riferimento a livello nazionale». La Corte dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale riguardante i commi 1, 4, 5 e 6 de medesimo articolo in quanto non risultanti investiti dalle censure sollevate con riferimento, in via diretta, al comma 2 e, in via indiretta al comma 3.
Approvato dalla Camera il 30 novembre il ddl Gelmini per la riforma dell'università ritorna emendato in diverse parti all'esame del Senato. In allegato il link all'iter legislativo del testo.
“Legautonomie si è sempre battuta contro la “riforma Gelmini” per la tutela della prerogative costituzionali delle regioni in materia di organizzazione scolatica. Il modus operandi del governo mortifica chi meglio conosce le specifiche realtà territoriali delle quali ha responsabilità di governo.
“Amicò. Il comune si racconta” di Claudio Cavaliere, edizioni Coccoleccaccole, è un libro didattico rivolto ai bambini e ragazzi dagli otto anni in su per capire cos’è e come funziona un Comune. Un primo manuale di educazione civica che indirizza i più piccoli, attraverso testi illustrati, fumetti e filastrocche, alla conoscenza dell’amministrazione pubblica a loro più vicina.
Legautonomie ha deciso di intervenire in giudizio, a fianco del Centro di iniziativa democratica degli insegnanti, del Coordinamento dei genitori democratici e del 126° Circolo didattico di Roma, nel ricorso presentato davanti al TAR del Lazio, relativo ai provvedimenti sulla riorganizzazione del sistema scolastico, previsti dal Ministero dell’istruzione. In seguito alla sentenza n. 200/ 2009, di illegittimità costituzionale dell’art. 64, comma 4, lettere f-Bis) e f-ter) del decreto legge 112/ 2008, emessa dalla della Corte Costituzionale, l’intervento in giudizio chiede la sospensiva del Piano programmatico di razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico, e del relativo regolamento di attuazione, a tutela delle competenze costituzionali riconosciute a regioni ed enti locali, e della qualità dell’istruzione pubblica.
La scuola pubblica nel nostro Paese presenta da tempo i ritardi e le insufficienze che tutti riconosciamo e manifesta l’urgente necessità di affrontarle per porvi rimedio e renderla più adeguata alle esigenze di progresso e di sviluppo della società di oggi e di domani. Si impone dunque una decisa ma accorta politica riformatrice, che impegni fattivamente e positivamente tutti i livelli istituzionali con responsabilità nel settore in quel sistema di governo coordinato e integrato delineato dalla Costituzione e più volte richiesto come necessario dalla Corte Costituzionale. Documento di Legautonomie sulla scuola
La recente sentenza della Corte Costituzionale n.200/2009, come è noto, ha censurato il legislatore statale per aver invaso, senza averne la legittimazione alla luce dell’articolazione dei poteri e delle responsabilità definiti dalla carta costituzionale, competenze in materia di istruzione demandate all’autonomia regionale. E’ una sentenza che segna una svolta importante del quadro istituzionale, anche se non sembra sia ancora sufficientemente percepita e apprezzata. Probabilmente l’estate e le vicende drammatiche e pressanti che coinvolgono in apertura d’anno il personale docente precario e gli alunni, che troppo spesso non hanno trovato gli uni il lavoro, e gli altri le loro scuole o i loro insegnanti, hanno posto in secondo piano un tema che può sembrare riferito all’architettura istituzionale piuttosto che ai bisogni immediati e concreti della popolazione. Non è così! La responsabilità della Regione che in materia è affermata, o meglio definitivamente ribadita, costituisce un aspetto particolarmente qualificante della loro caratterizzazione che non può essere sottovalutato.
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