Sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 2 agosto 2018 n. 178, le linee guida n. 11 approvate con la delibera Anac n. 614/2018 che, nel delineare la portata e la sfera di applicazione dell'obbligo di esternalizzazione previsto dall'articolo 177 del Dlgs 50/2016 (il codice dei contratti) in capo ai concessionari di lavori, servizi pubblici o forniture, esonera dall’obbligo gli organismi in house. In presenza dunque di concessioni preesistenti all'entrata in vigore del codice che non siano state affidate con project financing o con procedure di gara a evidenza pubblica, i titolari sono obbligati ad affidare una quota pari all'80 per cento dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle concessioni di importo pari o superiore a 150mila euro mediante gara pubblica, introducendo clausole sociali per la stabilità del personale impiegato e per la salvaguardia delle professionalità. 
Sentenza del Tribunale Roma - XVI sezione - 20276/2018. E’ Illegittimo lo statuto della società in house che limita i poteri del cda alla gestione ordinaria.  Con riferimento agli statuti delle società in house, la facoltà prevista dall'articolo 16, comma 2, del dlgs 175/2016 (testo unico sulle società partecipate) di introdurre deroghe all'articolo 2380 bis del codice civile in ordine all'autonomia del consiglio di amministrazione non può spingersi fino a limitare i poteri di gestione di questo alla sola amministrazione ordinaria. Questo interessante principio affermato dal Tribunale di Roma - sezione «imprese» - con la sentenza n. 20276/2018 è decisamente innovativo nel panorama della giurisprudenza sulle società.
Spesometro  per le bollette del servizio idrico emesse dal Comune