Sul tema delle società partecipate dagli enti locali, ma visto nell'ambito del nuovo sistema dei controlli e del ruolo della Corte dei conti, anche in una prospettiva evolutiva, pubblichiamo un articolo a firma del prof. Giuseppe Farneti dell'Università di Bologna  
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il 16 gennaio 2013 ha deliberato di adottare la “Comunicazione sulle procedure di applicazione dell’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, in legge 7 agosto 2012, n. 135” il cui testo allegato è parte integrante del presente provvedimento. Il provvedimento e la relativa Comunicazione sono stati pubblicati nel Bollettino e sul sito istituzionale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.  
Pubblichiamo un articolo del Prof. Giuseppe Farneti sulle "Problematiche gestionali più attuali delle società partecipate dagli enti locali", sulla base di una ricomposizione delle norme di riferimento.  
La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Basilicata, ha deliberato un parere relativo alle società partecipate pubbliche ed esternalizzazione servizi pubblici locali, un'interpretazione della disciplina in vigore a seguito del decreto sulla spending review e della sentenza n. 199/2012 della Corte costituzionale. Relativamente all’applicazione dell’art. 14, comma 32, del D.L. n. 78/2010, n. 78, nelle sue interazioni con l’art. 3, comma 27, della L. n. 244/2007, le due disposizioni operano su piani diversi: l’art. 3, comma 27, sul piano delle finalità che l’ente può raggiungere mediante lo strumento societario; l’articolo 14, comma 32, sul piano numerico, essendo stati fissati dei tetti correlati alla densità demografica dell’ente. Allo stato, risultando caducate - ad opera della consultazione referendaria del giugno 2011 (l’art. 23 bis del D.L. n. 112 del 2008) e della sentenza n. 199 del 2012 della Corte costituzionale (l’art. 4 del D.L. n. 138/2011) - le norme nazionali che prevedevano l’espansione della regola generale comunitaria che impone l’affidamento a terzi mediante gara ad evidenza pubblica, è indubitabile che l’affidamento diretto in house ed a società mista può avvenire in conformità alle suesposte regole del diritto europeo. La Sezione, nel valutare se sussista la necessità di adottare una soluzione interpretativa costituzionalmente orientata che – anche utilizzando l’espressa conferma (effettuata in apertura del comma 32 dell’art. 14 del d.l. n. 78/2010) di quanto previsto dall'art. 3, commi 27, 28 e 29, della legge n. 244/2007 – ammetta la costituzione di società che forniscono servizi pubblici locali a prescindere da qualsiasi limite demografico della popolazione di riferimento dell’ente locale, ha tra l’altro evidenziato: - il crescente disfavore mostrato dal legislatore nazionale verso lo strumento societario come modello organizzativo scelto per l’esercizio di servizi pubblici locali; - la necessità di valorizzare la stessa spinta alla liberalizzazione dei servizi pubblici proveniente dalla costituzionalizzazione (art. 118, comma 4, Cost.) del principio di sussidiarietà orizzontale; - la recente legislazione relativa all’associazionismo, attraverso unioni o convenzioni, degli enti pubblici, che richiede un requisito dimensionale minimo del bacino di utenti interessato dalle diverse forme organizzative adottabili per la gestione di funzioni e servizi pubblici; - la possibilità per i Comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti di costituire nuove società associandosi con altri enti qualora superino tale soglia numerica minima e detengano una partecipazione paritaria ovvero proporzionale al numero degli abitanti.  
Alleghiamo un commento all’art. 4 del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, con alcune considerazioni preliminari alla luce della recentissima sentenza della Corte Costituzionale in ordine alla disciplina dei servizi pubblici locali. (A cura dell'Avv. Germano Scarafiocca)  
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