“Non sarebbe accettabile un nuovo giro di vite sulle autonomie locali – ha detto Filippeschi – mentre un blocco dei progetti di sviluppo sul territorio frenerebbe ancor più la crescita. Se poi l’alternativa che si propone è una drastica riduzione dei servizi ai cittadini, da quelli sanitari a quelli sociali, da quelli educativi alla manutenzione urbana, si deve aprire un confronto trasparente nel paese. Vogliamo rendere chiare le differenze, i costi del centralismo e delle riforme mancate. E chiedere un radicale cambio di politiche. Non vogliamo essere subalterni, ascari di manovre che danneggino le nostre comunità ”
“In più c’è in gioco l’attuazione delle riforme federaliste, che potrebbe essere ancora più svuotata e piegata ad esigenze di piccolo cabotaggio. Le contraddizioni, se ci sono, devono emergere e vanno affrontate con senso di responsabilità nazionale. L’Italia è già in emergenza, sociale e democratica – ha concluso Filippeschi – e ha bisogno di una guida all’altezza delle difficoltà che si devono superare.”