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7 Dicembre 2011
Il cordoglio di Legautonomie per la scomparsa di Leda Colombini
Il cordoglio di Legautonomie per la scomparsa di Leda Colombini

E’ scomparsa Leda Colombini. Aveva 82 anni. Ha vissuto da protagonista delle lotte sindacali, da dirigente politico e da amministratore locale i momenti più significativi della storia del nostro Paese, dal dopoguerra ad oggi. Legautonomie si stringe intorno ai familiari e ai tanti che la conoscevano e che l’amavano per la sua profonda umanità, la sua tenacia e il suo radicato senso di giustizia.

La ricordiamo per il suo impegno dentro Legautonomie come responsabile delle politiche sociali. Se ne è andata una grande donna che fino all’ultimo giorno è stata in prima fila, dedicandosi con particolare impegno ai bambini, ai detenuti, agli emarginati. Ciao Leda, rimarrai sempre con noi. Legautonomie nazionale

Pubblichiamo qui di seguito un breve estratto dal volume “ Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partitoâ€, edito nel 2009 a cura di Francesco Piva.

Fabbrico. Le radici

Sono nata nel 1929 a Fabbrico di Reggio Emilia, che è un paese della Bassa reggiana e sono nata in una famiglia di braccianti poverissimi che era composta - quando sono nata - da mio nonno Giuseppe Colombini, da mia nonna, Annunciata, da mia sorella più grande Gina e da mia madre, Iride Colombini; poi sono venute altre due sorelle e quindi, in tutto, siamo state quattro sorelle femmine, tutte femmine (...). Sono nata a gennaio con un freddo cane, in una casa poverissima dove per scaldare il letto mettevi "il prete", si diceva "il prete". E sono nata in quel gennaio in cui sono gelate le viti: ci fu un freddo enorme, per cui mia madre mi metteva nel letto con le bottiglie di acqua calda e con "il prete" in fondo alle coperte per evitare che congelassi anche io insieme alle viti e tutto il resto (...). La casa aveva la cucina, una stanza da letto per mia madre e noi, un'altra stanza dove c'erano mio nonno e mia nonna (...) stavano al primo piano perchè sotto c'erano gli ambienti per gli attrezzi (...). Sono case dove c'è il letto, due comodini di legno messi insieme con le assi, il materasso di foglie di granoturco e, sopra, un materasso di piume di galline; quelle d'oca per noi non c'erano (...). Fabbrico era un paese di circa seimila anime e aveva una fisionomia un po' particolare perchè da una parte avevi un industriale e circa quattrocento operai, la Landini, che facevano i trattori; dall'altro, avevi tre o quattro agrari, poi una piccola fascia di questi contadini un po' robusti, e poi c'erano duemila braccianti. Fabbrico aveva quindi avuto una lunga tradizione socialista e, non a caso, dopo la guerra, al circolo giovanile comunista e al Partito comunista c'erano duemila iscritti; mi pare che dopo Alfonsine o Conselice, provincia di Ravenna, era il paese che aveva la percentuale più alta di iscritti al Partito comunista e alla Fgci rispetto alla popolazione (...). Lì a Fabbrico di Reggio Emilia, siamo in una delle zone più avanzate del paese, nella Bassa reggiana, dove la resistenza al fascismo c'è stata sempre, non è cessata mai, dove prima del fascismo il paese è stato sempre in mano ai socialisti. C'è una storia, la storia degli scariolanti che hanno fatto la lotta per la bonifica, ci sono grandi lotte già all'inizio del secolo. C'è una storia lì, e io sono tra quelli che pensano che le radici contano, che la storia conta...E' una convinzione che ho profonda: da dove si viene conta; dove si nasce e da dove si viene, conta molto. Quindi noi veniamo da una terra di combattenti per la libertà, per il pane, per la giustizia; questo c'è nel nostro dna.

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