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"Mente locale". Gaetano Sateriale racconta i suoi dieci anni da sindaco di Ferrara
"Mente locale". Gaetano Sateriale racconta i suoi dieci anni da sindaco di Ferrara

Il ruolo e le funzioni del sindaco subiscono una svolta radicale nel 1993 con l'elezione diretta da parte dei cittadini, un'occasione per riempire di contenuti la nostra democrazia e porre in primo piano l'operato degli amministratori locali. Gaetano Sateriale è stato uno di questi protagonisti, sindaco di Ferrara per dieci anni, dal 1999 al 2009, nel suo libro "Mente locale" racconta la sua esperienza di amministratore locale, mostrando soprattutto che la storia di una città ha molto a che fare con quella dell'intero Paese.

Gaetano Sateriale, perché ha deciso di scrivere dei dieci anni da sindaco?

Per due motivi. Prima di tutto avevo bisogno di fare un mio bilancio personale. Si tratta di dieci anni della vita interamente dedicati ad amministrare la propria comunità. Responsabilità continue e dosi di soddisfazione omeopatiche. Quindi avevo bisogno di valutare quello che ero riuscito a fare e quello che non ero riuscito a fare. In secondo luogo ho ritenuto (e ritengo ancora) che si parli molto di sindaci ma pochi sappiano (politici e ministri compresi) che cosa significhi effettivamente governare una città. Quali siano le complessità di questo mestiere così difficile. Se lo sapessero forse i governi e i politici nazionali si comporterebbero meglio. Se lo sapessero i cittadini forse sarebbero più generosi nei giudizi... E più documentati nelle critiche.

Lei parla dell’elezione diretta dei sindaci come di una “rivoluzione tradita†sia dai partiti di destra sia da quelli di sinistra. Pensa che i sindaci siano in un certo senso abbandonati ai loro problemi locali da parte dei partiti nazionali, sempre più chiusi nei loro palazzi?

Molto di più. I partiti hanno avuto paura della concorrenza di una nuova generazione di amministratori forti del voto diretto dei cittadini e hanno cominciato a bloccare e smontare la riforma appena dopo averla varata. Invece i cittadini hanno creduto all’elezione diretta e ci credono ancora. Oggi si parla molto di scollatura tra la politica e la gente. Ma questa lontananza esiste molto meno nelle città dove ciascuno si riconosce, nel bene e nel male, con il sindaco che è stato eletto (spesso anche coloro che non lo hanno votato). Per colmare la distanza tra eletti ed elettori bisognerebbe allora prendere spunto e valorizzare le esperienze di governo locali. Invece si è fatto esattamente il contrario: non c’è nessun collegamento fra i centri di governo del paese nazionali e regionali e i Comuni e non c’è nessuna relazione all’interno dei partiti tra chi lavora al centro e chi suda tutti i giorni in mezzo alla gente in periferia. Purtroppo questo è accaduto e accade sia a destra che a sinistra.

Ha parlato di sé come un “cervo braccatoâ€, durante la stagione da sindaco. Qualche esempio?

Be’, i primi mesi di esperienza sono stati molto pesanti, perché mi sono trovato sotto attacco dei poteri forti e consolidati negli anni in maniera consociativa (trasversali a tutti i partiti, compreso il mio, cioè i DS). C’era un patto più o meno esplicito tra imprese edili (private e cooperative) e pubbliche amministrazioni per avere garanzie su tutti i grandi appalti pubblici. Io non intendevo garantire quel patto e hanno tentato per molti mesi di rimandarmi a casa con ogni tipo di pressione politica. Tutto qui. Siccome Ferrara è una città molto civile dove la democrazia è ben radicata siamo riusciti a venirne fuori bene e consolidare la mia amministrazione per 10 anni. Così io oggi mi posso permettere il lusso di raccontare quei brutti episodi. In altre zone del Paese forse non si potrebbe fare.

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